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Orban blocca il prestito da 90 miliardi all’Ucraina con il veto ungherese
Il premier ungherese, affiancato dal collega slovacco Fico, impedisce l’erogazione del sostegno Ue per il 2026-2027
Il premier ungherese Viktor Orban ha nuovamente esercitato il diritto di veto, bloccando il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina per il 2026 e il 2027, approvato dall’Unione Europea durante il summit dello scorso dicembre. Orban è stato sostenuto dal premier slovacco Robert Fico. La decisione ha impedito l’attuazione del sostegno finanziario concordato e del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
La discussione tra i leader europei si è conclusa rapidamente a Bruxelles, con l’approvazione delle conclusioni da parte di 25 Stati membri, escludendo Ungheria e Slovacchia. Tecnicamente, senza l’unanimità dei 27, le conclusioni non hanno lo stesso valore giuridico e segnalano la divisione tra i capi di Stato e di governo.
Orban ha motivato il veto citando problemi legati all’oleodotto Druzhba, danneggiato a fine gennaio da un bombardamento russo. Secondo il premier ungherese, l’Ucraina non avrebbe riparato tempestivamente la pipeline, bloccando così il flusso di petrolio necessario all’Ungheria. La posizione è stata sintetizzata nel motto “no oil, no money”, ripetuto da Orban nei giorni precedenti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, collegato in videoconferenza con i 27 leader, ha sottolineato che il pacchetto di sostegno da 90 miliardi è fondamentale per la sicurezza finanziaria dell’Ucraina, ma le pressioni non hanno modificato la posizione ungherese.
Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha richiamato Orban alla “buona fede e alla sincera cooperazione” sancite dai trattati, ma senza ottenere risultati concreti. Anche altri leader europei hanno espresso disappunto, riconoscendo però che senza il via libera di Ungheria e Slovacchia è impossibile modificare il regolamento sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 necessario all’erogazione del prestito.
L’Ungheria sostiene che l’oleodotto potrebbe essere riparato rapidamente se l’Ucraina lo autorizzasse, mentre Zelensky ha assicurato che il ripristino richiederà circa un mese e mezzo. La Commissione Europea ha inviato una missione in Ucraina per verificare lo stato della pipeline. Costa ha chiarito che la riparazione dipende esclusivamente dalla disponibilità dell’Ucraina e dalla possibilità che la Russia non danneggi nuovamente l’impianto.
Le elezioni politiche in Ungheria, previste per il 12 aprile, rendono probabile che il prestito resti bloccato fino al termine della campagna elettorale. Secondo fonti diplomatiche, l’Ucraina può contare su un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per coprire temporaneamente le necessità finanziarie, evitando il default fino a dopo le elezioni.
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(con fonte AdnKronos)
