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Proteste Kosovo: comunità serba chiede ritiro forze polizia locale e sindaci



Nuove proteste nel nord del Kosovo, dove esponenti della comunità serba – maggioritaria in quell’area – hanno inscenato dimostrazioni a Zvecan, Leposavic e Zubin Potok per chiedere il ritiro delle forze della polizia locale e dei sindaci eletti. La comunità serba – che ha boicottato il voto locale per protesta – non si riconosce nei nuovi eletti. La situazione è calma malgrado le proteste, secondo koha.net, dopo i violenti scontri dei giorni scorsi, con il ferimento di trenta militari del contingente di pace Kfor, 14 dei quali italiani.

Simboli ebraici per tracciare un parallelo tra la loro situazione e quella di chi abitava nei ghetti durante la Seconda guerra mondiale sono stati usati da migliaia di appartenenti alla minoranza serba che oggi hanno di nuovo manifestato. A Zvecan, i dimostranti hanno dispiegato una bandiera serba alta 250 metri, mentre le truppe della missione Nato in Kosovo (Kfor) hanno posizionato del filo spinato attorno al municipio, dove si trovano anche diversi blindati.

Parlando con la Cnn, il premier Albin Kurti ha addossato la responsabilità di quanto sta accadendo “ad una calca di nazionalisti estremisti di destra pagati da Belgrado” per provocare disturbi. Il governo di Pristina è tenuto ad assicurare il rispetto dell’ordine, ha aggiunto. “La polizia deve far rispettare lo stato di diritto, mantenere l’ordine, la pace e la sicurezza”, ha affermato Kurti.

Kurti si è detto ”pronto in qualsiasi momento a incontrare” il presidente serbo Aleksandar Vucic, auspicando un miglioramento del dialogo tra Pristina e Belgrado. Intervenendo al forum Globsec a Bratislava, Kurti ha detto di apprezzare il piano messo a punto dall’Unione europea. L’incontro con Vucic, ha affermato il premier kosovaro, dovrebbe tenersi a Bruxelles perché ”le relazioni bilaterali e di buon vicinato possono svolgersi solo basandosi su valori europei”.

Rientreranno nei prossimi giorni in Italia due dei quattordici militari italiani feriti negli scontri fra truppe Nato e dimostranti serbi a Zvecan. Lo fa sapere il ministero della Difesa, precisando che “le loro condizioni sono in miglioramento”.

“Bisogna mettere in campo ogni azione di dialogo per abbassare le tensioni tra Kosovo e Serbia. È necessario uno sforzo corale da parte di tutti i Paesi dell’area. Stiamo parlando di un quadrante strategico per la stabilità dell’Europa”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto che questa mattina ha sentito il Generale di Divisione Angelo Michele Ristuccia, Comandante della Missione Kfor, per un aggiornamento della situazione sul terreno e per sincerarsi delle condizioni dei militari italiani ai quali ha ribadito la sua personale vicinanza.

Ieri pomeriggio lo stesso Crosetto ha avuto un lungo colloquio telefonico con il suo corrispettivo kosovaro Armend Mehaj durante il quale ha affermato l’importanza di “impegnarsi per ristabilire la calma e riprendere la via del dialogo e della diplomazia”. Il ministro della Difesa kosovaro ha ringraziato Kfor e i soldati italiani per il coraggio e la professionalità dimostrati nel contenere gli autori delle violenze a Zvecan, dove le unità dell’Esercito Italiano, appartenenti al 9° Reggimento Alpini, erano intervenute in concorso alle altre forze della Kfor e della polizia kosovara, per ristabilire l’ordine e proteggere le infrastrutture pubbliche.

Intanto il presidente francese, Emmanuel Macron, ha denunciato la “responsabilità” delle autorità di Pristina per l’aggravarsi della situazione in Kosovo, dopo i violenti scontri che hanno provocato il ferimento di decine di militari della forza Nato. “Molto chiaramente, c’è una responsabilità da parte delle autorità del Kosovo nella situazione attuale e un mancato rispetto di un accordo che era comunque importante e che era stato siglato appena poche settimane fa”, ha dichiarato Macron durante una conferenza stampa a Bratislava.

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(con fonte AdnKronos)

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