Primo Piano
Iran respinge piano Trump e rilancia con 5 condizioni per la tregua
Teheran giudica “eccessive” le richieste Usa e presenta i suoi cinque punti per fermare la guerra
L’Iran respinge il piano di Donald Trump e presenta le sue 5 condizioni per la tregua. Teheran ha giudicato “eccessive” le richieste avanzate dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto, secondo fonti iraniane citate da Press Tv.
Il piano americano, articolato in 15 punti e consegnato al Pakistan come intermediario, prevede la rinuncia dell’Iran al programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni e del sostegno allo sviluppo del nucleare civile. Tra i punti anche la ripresa del traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa il 20% del petrolio mondiale.
Secondo le stesse fonti, Teheran ha esaminato il documento ma non intende accettare condizioni ritenute troppo onerose. “L’Iran non permetterà a Trump di dettare i tempi della fine della guerra”, viene riferito, aggiungendo che la conclusione delle ostilità avverrà quando lo deciderà la Repubblica islamica.
Diversa la posizione espressa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha parlato di un Iran interessato a un accordo.
In risposta alla proposta americana, l’Iran avrebbe indicato cinque condizioni per arrivare alla tregua:
- Fine degli attacchi e degli omicidi
- Garanzie concrete per evitare una ripresa della guerra
- Cessazione delle ostilità su tutti i fronti, inclusi i gruppi della “resistenza”
- Pagamento dei danni di guerra
- Riconoscimento del diritto dell’Iran a esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz.
Secondo le fonti citate da Press Tv e riprese da Al Jazeera, queste richieste confermano che il piano è stato ricevuto attraverso il Pakistan, che si è proposto come sede di eventuali colloqui. Fonti del ministero degli Esteri pakistano, citate dall’agenzia Anadolu, non escludono sviluppi nelle prossime 48 ore, pur evidenziando che Teheran resta riluttante senza garanzie sull’assenza di future operazioni militari contro il Paese e il suo programma missilistico.
Gli Stati Uniti continuano a lavorare all’organizzazione di un incontro, ipotizzato per il fine settimana in Pakistan, anche se restano in valutazione alternative come la Turchia. Data, sede e partecipanti sono ancora in fase di definizione.
Intanto proseguono le tensioni sul terreno. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammed Bagher Ghalibaf ha dichiarato “Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare il dispiegamento di truppe. Ciò che i generali hanno rotto, i soldati non possono aggiustare: rischiano invece di diventare vittime delle illusioni di Netanyahu. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra”.
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(con fonte AdnKronos)

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