In Evidenza
Stretto di Hormuz, Trump senza Nato prova ad agire da solo
Washington rinuncia alla coalizione internazionale. Movimenti militari verso il Medio Oriente
Gli Stati Uniti si preparano ad agire nello Stretto di Hormuz senza il supporto della Nato, dopo lo stop alla formazione di una coalizione internazionale. La decisione arriva nel pieno della guerra iniziata il 28 febbraio, con il blocco imposto dall’Iran che sta rallentando il traffico petrolifero e spingendo al rialzo i prezzi del greggio.
Il presidente Donald Trump ha annunciato la scelta di procedere senza alleati occidentali, dopo il mancato sostegno da parte dei Paesi europei e l’assenza di segnali da Cina e Giappone. “Non abbiamo bisogno di nessuno, non vogliamo l’aiuto della Nato. Siamo il paese più potente del mondo”, ha dichiarato, sottolineando che Washington può muoversi autonomamente.
Trump ha ribadito che gli Stati Uniti non dipendono dall’Alleanza atlantica per operazioni di questo tipo, pur evidenziando il sostegno politico ricevuto. Parallelamente, Washington può contare su partner regionali come Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita.
Sul piano operativo, si registrano movimenti della macchina militare americana. La nave anfibia d’assalto USS Tripoli è diretta verso il Medio Oriente dopo il passaggio nello Stretto di Malacca. A bordo si troverebbero unità della 31esima Marine Expeditionary Unit, composta da circa 2.200 tra marines e marinai, forza impiegabile per operazioni rapide.
Secondo fonti citate dai media israeliani, tra cui l’emittente Kan, questi spostamenti indicherebbero la possibilità di un’azione militare. Trump ha evocato più volte l’ipotesi di colpire infrastrutture strategiche iraniane, come quelle dell’isola di Kharg, nodo centrale del sistema petrolifero del Paese. Tra le opzioni sul tavolo anche l’impiego di truppe di terra per il controllo diretto dell’area.
Nonostante le difficoltà militari indicate dagli Stati Uniti, l’Iran mantiene la capacità di colpire le petroliere nello Stretto. Parallelamente, Teheran si muove sul piano diplomatico: secondo quanto riferito dalla Cnn, sarebbero in corso contatti con otto Paesi fuori dal Medio Oriente per garantire il passaggio del petrolio attraverso accordi basati su transazioni in valuta cinese.
I Paesi coinvolti non sono stati resi noti, ma le trattative potrebbero ridurre l’efficacia di eventuali azioni americane. L’Iran ha già annunciato che prenderà di mira le navi legate a Stati Uniti, Israele e ai Paesi che sostengono l’offensiva. Il mancato sostegno internazionale alla coalizione proposta da Washington potrebbe ampliare il numero di Stati non direttamente coinvolti nel confronto.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
