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La tappa finale della Coppa del Mondo di Mountain Bike diventa carbon neutral. L’organizzazione del Gran Finale, in Val di Sole dal 2 al 4 settembre a Daolasa, ha fatto quantificare le emissioni dell’evento alla società specializzata ClimatePartner: le 272 tonnellate di CO2 equivalenti emesse saranno ridotte attraverso buone pratiche e compensate finanziando due progetti certificati in Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo, per costruire pozzi di acqua potabile e ottenere energia da fonti rinnovabili.

“Qui da noi – spiega Fabio Sacco, direttore dell’Azienda per il Turismo della Val di Sole – le due ruote sono di casa. Sia che si tratti di ciclismo su strada, di cicloturismo lungo la pista ciclabile del fiume Noce o di mountain bike, pochi territori sono attrezzati come la Val di Sole. Al pari abbiamo da tempo investito risorse ed energie per coniugare turismo, accoglienza e sostenibilità. Ecco perché ci siamo domandati come sarebbe stato possibile ospitare grandi eventi sportivi con un basso impatto sull’ambiente”.

L’appuntamento della tappa finale della Mercedes-Benz Uci Mountain Bike World Cup, al quale parteciperanno i più grandi campioni della disciplina, è stato l’occasione per unire passione per il ciclismo e rispetto per l’ambiente. Prima di tutto, le emissioni di CO2 legate all’evento sono state quantificate dall’italo-tedesca ClimatePartner, società specializzata nell’assistere le imprese nella riduzione del loro impatto climatico. “Per farlo, abbiamo utilizzato il Greenhouse Gas Protocol, un protocollo internazionale universalmente riconosciuto e grazie ad esso abbiamo conteggiato non solo le emissioni dirette dell’evento, ma anche quelle legate ai pernottamenti delle squadre, al catering, ai trasporti locali e, soprattutto dalla mobilità dal luogo di origine degli atleti fino in Val di Sole”, spiega Giorgio Bertolini, Head of ClimatePartner Italia.

Le analisi hanno mostrato che è proprio quest’ultima categoria, per lo più legata a trasferimenti in aereo, a incidere per la massima parte delle emissioni prodotte (94,8%). Le emissioni totali della tappa solandra della Coppa del Mondo di Mtb sono risultate pari a 272 kg di CO2 equivalente, una cifra pari a quella delle emissioni prodotte da un’auto che percorre 841.620 chilometri o dalle attività quotidiane di quasi 39 cittadini. Per contenere le emissioni prodotte da un evento pubblico, la prima regola è avviare, ove possibile, un piano di riduzione: bottiglie di plastica sostituite con acqua sfusa, utilizzo di bicchieri e stoviglie monouso compostabili, pasti realizzati usando materie prime locali e con menu prestabiliti (con tanto di possibilità di chiedere mezze porzioni) al posto dei buffet self-service per diminuire la percentuale di alimenti sprecati. Su questo fronte, sono state approntate anche delle confezioni da asporto per il cibo non consumato. Inoltre, per gli alloggi degli atleti e dei loro team, sono stati scelti hotel collocati nelle immediate vicinanze dell’evento, per tagliare del 90% gli spostamenti in auto.

Le emissioni non ulteriormente riducibili sono state compensate acquistando ‘offset credits’ (crediti di carbonio). Un credito di carbonio corrisponde ad 1 tonnellata di CO2 che è stata evitata o rimossa da un’altra parte del mondo. In questo caso, l’evento di Mtb è stato compensato attraverso due iniziative. La prima, in Sierra Leone, permetterà a piccole comunità rurali di approvvigionarsi di acqua potabile attraverso la costruzione di pozzi utilizzando tecnologia efficiente che non richiede carburante. Il secondo progetto è invece stato attivato nella Repubblica Democratica del Congo: in questo caso, servirà a finanziare una centrale idroelettrica con capacità di 13 megawatt che eviterà l’uso di combustibili fossili per produrre energia.

“Con la nostra scelta – conclude Sacco – vogliamo dare un segnale dell’importanza che i territori in cui si tengono grandi eventi sportivi e turistici inizino a ragionare sul loro impatto in termini di emissioni climalteranti. La diffusione di best practice passa inevitabilmente per una presa di coscienza collettiva. D’altro canto, i territori alpini vivono ogni anno di più sulla propria pelle gli effetti dei cambiamenti climatici. Voltarsi dall’altra parte non è né lungimirante né utile per il futuro delle nostre valli”.

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(AdnKronos)

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