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Usa-Iran, Trump fissa al 6 aprile la svolta su Hormuz
Negoziati in corso ma resta l’ipotesi di un attacco alle infrastrutture
Usa-Iran, Trump fissa al 6 aprile la svolta su Hormuz, indicando una scadenza per i negoziati mentre resta sul tavolo l’ipotesi di un intervento militare contro le infrastrutture della Repubblica islamica.
Il presidente degli Stati Uniti mantiene una linea doppia: da un lato il dialogo con Teheran, dall’altro la minaccia di un’azione definita “devastante” in caso di mancato accordo. Fino al 6 aprile, ha chiarito, non saranno colpite le strutture energetiche iraniane.
Il nodo centrale resta lo Stretto di Hormuz, la cui chiusura da settimane incide sul 20% del traffico mondiale di petrolio, con ripercussioni sui prezzi del greggio e dei carburanti anche in Italia. Se nei prossimi giorni non si arriverà a un’intesa e il passaggio non verrà riaperto, Washington è pronta a cambiare strategia.
In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha parlato di trattative “in serie” con un nuovo interlocutore iraniano definito più ragionevole, sostenendo che siano stati compiuti progressi. Allo stesso tempo ha indicato possibili obiettivi militari, tra cui centrali elettriche, pozzi petroliferi e l’isola di Kharg, finora non colpiti.
Sul piano operativo, gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza nell’area con almeno 2.500 Marines del gruppo anfibio USS Tripoli e circa 1.000 paracadutisti, forze che potrebbero essere impiegate in azioni mirate. Tra le opzioni valutate, secondo il Wall Street Journal, c’è anche un’operazione per sequestrare circa 454 chilogrammi di uranio arricchito detenuti dall’Iran, pari a quasi mezza tonnellata al 60%.
Secondo l’inviato speciale Steve Witkoff, tale quantità sarebbe sufficiente per produrre 11 armi nucleari, pur mancando l’ultimo passaggio per raggiungere il livello del 90% necessario a un utilizzo militare.
Tra gli obiettivi indicati da Trump figura anche il settore energetico. In un’intervista al Financial Times, il presidente ha parlato apertamente dell’interesse per il petrolio iraniano, lasciando intendere che le risorse del Paese rientrano nel quadro strategico americano.
Un eventuale passaggio decisivo potrebbe riguardare l’isola di Kharg, snodo centrale del sistema petrolifero iraniano. Trump non ha escluso un’operazione per prenderne il controllo, ipotizzando anche una permanenza prolungata delle forze statunitensi. Secondo la Cnn, un’azione di questo tipo esporrebbe i militari al rischio di attacchi con droni e missili, capacità che la Casa Bianca ritiene comunque ridotte rispetto all’inizio delle operazioni.
Dalla parte iraniana, il quadro resta distante da quello delineato da Washington. Teheran parla di richieste “irragionevoli ed eccessive” e nega l’esistenza di negoziati diretti, riferendo solo di contatti indiretti tramite intermediari. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha ribadito che l’Iran si considera vittima di un’aggressione e che ogni azione è orientata alla difesa del Paese.
Le divergenze emergono anche sul dossier Hormuz. Trump ha parlato di un possibile via libera al transito di alcune petroliere, ipotesi non confermata da Teheran. In Parlamento, intanto, è stato presentato un disegno di legge per introdurre un sistema di pedaggi sul traffico navale nello Stretto.
Il testo, denominato “Legge di azione strategica per la pace e lo sviluppo sostenibile della regione del Golfo Persico”, prevede misure su sicurezza marittima, tariffe ambientali, servizi di pilotaggio e un fondo per lo sviluppo regionale. Il presidente del Parlamento, Mohammed Ghalibaf, è tra i dirigenti iraniani indicati da Trump come interlocutori possibili.
La scadenza indicata da Washington resta il 6 aprile. Entro quella data si capirà se prevarrà la via diplomatica o se si aprirà una nuova fase del confronto.
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(con fonte AdnKronos)

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