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Trump: “In Iran cambio di regime di fatto”. E apre a un accordo “presto”
Trump parla di “cambio di regime” in Iran e apre a un accordo a breve. Ipotesi su Hormuz e nuove tensioni sul fronte energetico
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rilancia una linea politica e narrativa destinata a far discutere: gli attacchi contro i vertici della Repubblica islamica equivarrebbero, di fatto, a un cambio di regime in Iran.
Una lettura che lo stesso Trump aveva già evocato all’avvio dei colloqui per porre fine al conflitto e che ora torna al centro della sua comunicazione, accompagnata da un cauto ottimismo sulla possibilità di un’intesa: un accordo, ha detto, potrebbe arrivare “presto”.
Secondo il presidente, Teheran avrebbe inoltre consentito il transito di altre 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, definendolo un “segno di rispetto” e un gesto di apertura negoziale.
Tuttavia, il quadro reale appare più sfumato. Come osserva il Times of Israel, il sistema di potere iraniano non risulta formalmente collassato, nonostante l’eliminazione di figure apicali. Trump, parlando a bordo dell’Air Force One, ha però insistito su una lettura radicale: “Il primo regime è stato decimato, il secondo è quasi morto… ora abbiamo a che fare con persone diverse, e si sono dimostrate molto ragionevoli”.
Sul piano militare, il presidente mantiene una linea volutamente ambigua. Interrogato su una possibile operazione di terra, ha evitato impegni diretti, limitandosi a sostenere che il conflitto sarebbe in anticipo rispetto ai tempi previsti. Una posizione che si discosta, almeno in parte, dalle indicazioni della Casa Bianca, che nei giorni scorsi aveva parlato di un orizzonte di quattro-sei settimane.
Non mancano, inoltre, dichiarazioni che riaccendono la tensione sul fronte energetico e strategico. Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero “chiudere lo Stretto di Hormuz in due minuti”, salvo poi frenare su alcune informazioni relative a possibili pedaggi imposti dall’Iran, dicendo di doverle verificare.
In un’intervista al Financial Times, il presidente ha spinto ancora oltre il perimetro delle opzioni, ipotizzando apertamente la possibilità di “impadronirsi del petrolio iraniano” e persino di conquistare l’isola di Kharg, uno dei principali hub energetici del Paese. “Forse lo faremo, forse no. Abbiamo molte opzioni”, ha dichiarato, lasciando intravedere uno scenario di intervento prolungato.
Le parole del presidente arrivano mentre altri 3.500 militari statunitensi sono stati dispiegati in Medio Oriente, alimentando i timori di un’ulteriore escalation. Parallelamente, Trump ha confermato che proseguono contatti indiretti con Teheran attraverso canali pakistani, senza però sbilanciarsi sui tempi di un possibile cessate il fuoco.
Tra aperture negoziali e dichiarazioni muscolari, la strategia americana appare sospesa in un equilibrio instabile: da un lato la pressione militare, dall’altro la ricerca di un’intesa che possa chiudere il conflitto senza un coinvolgimento diretto su larga scala.
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(con fonte AdnKronos)
