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Elezioni in Ungheria, Orbán contro Magyar: voto decisivo
Urne aperte domenica 12 aprile: il premier al potere da 16 anni affronta il candidato di Tisza. Attenzione internazionale tra pressioni di Stati Uniti e Russia
Le elezioni in Ungheria, Orbán sfidato da Magyar, si svolgono oggi, domenica 12 aprile, in un clima di forte attenzione internazionale. Il voto potrebbe segnare una svolta dopo 16 anni di potere del premier Viktor Orbán, alla guida del Paese con Fidesz.
I seggi restano aperti dalle 6 alle 19, con le prime proiezioni attese intorno alle 20. I sondaggi indicano una competizione incerta, con la possibilità che il leader nazionalista venga superato per la prima volta da quando è andato al governo nel 2010.
A sfidarlo è Péter Magyar, 45 anni, ex esponente di Fidesz e oggi leader di Tisza, formazione che negli ultimi due anni si è affermata come principale forza di opposizione. La sua candidatura rappresenta la sfida più concreta mai affrontata da Orbán nel corso della sua lunga permanenza al potere.
Il voto ungherese ha assunto una dimensione internazionale. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno sostenuto apertamente Orbán, considerato un alleato politico in Europa. A febbraio il segretario di Stato Marco Rubio è stato a Budapest, mentre nei giorni scorsi il vicepresidente JD Vance ha partecipato a un comizio del premier. Durante l’evento è intervenuto anche Trump, con un endorsement diretto rivolto agli elettori ungheresi.
Sostegno ribadito anche sui social, dove Trump ha invitato a votare per Orbán, definendolo un leader capace di difendere il Paese, in particolare sul tema dell’immigrazione.
Più discreto, ma costante, il ruolo di Mosca. Il governo ungherese è considerato un interlocutore strategico per la Russia all’interno di Nato e Unione Europea, soprattutto per la sua posizione sulle misure a sostegno dell’Ucraina. Secondo ricostruzioni citate da fonti europee, il ministro degli Esteri Péter Szijjártó avrebbe mantenuto contatti regolari con il collega russo Sergei Lavrov durante le riunioni europee.
Nei giorni scorsi sono emerse anche indiscrezioni su possibili tentativi di interferenza. Un gruppo di europarlamentari ha segnalato alla Commissione Europea il rischio di operazioni di manipolazione attribuite alla Russia. Il Cremlino ha respinto ogni accusa.
Il sistema elettorale ungherese prevede 199 seggi: 106 assegnati con collegi uninominali e 93 con sistema proporzionale tra i partiti sopra la soglia del 5%. Il voto all’estero, tradizionalmente favorevole a Orbán, potrebbe risultare determinante in caso di equilibrio. Quest’anno quasi mezzo milione di elettori residenti fuori dai confini, soprattutto in Serbia e Romania, ha richiesto di votare per posta.
La sfida si inserisce nella traiettoria politica di Orbán, oggi 63 anni, protagonista della scena ungherese dagli anni Novanta. Nel 1989, a 26 anni, si fece conoscere con un discorso pubblico in cui chiedeva libere elezioni e la fine del sistema comunista, durante la cerimonia per Imre Nagy. All’epoca era tra i fondatori di Fidesz, nato come movimento liberale studentesco e sostenuto anche da George Soros.
Negli anni il partito ha assunto una posizione nazionalista e conservatrice, segnando la trasformazione politica del suo leader. Orbán è oggi uno dei principali riferimenti della destra internazionale.
Péter Magyar proviene dallo stesso ambiente politico. Entrato in Fidesz nel 2003, ha avuto incarichi anche a Bruxelles e ha sposato nel 2006 Judit Varga, poi diventata ministro della Giustizia. Dopo il rientro in Ungheria nel 2018, la carriera della moglie ha preso slancio, mentre quella di Magyar si è fermata.
La rottura arriva nel 2024, in seguito allo scandalo legato alla grazia concessa a un ex funzionario coinvolto in una vicenda di pedofilia. Il caso ha portato alle dimissioni della presidente Katalin Novák e al ritiro della candidatura di Varga. In quel contesto, Magyar lascia Fidesz e avvia una campagna politica contro il sistema di potere costruito da Orbán.
Dopo una manifestazione a marzo con 50mila partecipanti, il leader di Tisza ha costruito una rete politica alternativa, puntando su temi come corruzione e trasparenza. Tra le iniziative più rilevanti, la diffusione di una registrazione in cui si parla di presunti tentativi di insabbiamento di accuse di corruzione da parte di figure vicine al governo.
La giornata elettorale si chiude con un risultato atteso oltre i confini nazionali, in un contesto segnato da equilibri politici che coinvolgono direttamente anche Stati Uniti e Russia.
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(con fonte AdnKronos)
