Primo Piano
Fumata nera ai colloqui USA-Iran, Washington sposta il focus su Hormuz
Dopo oltre 20 ore di colloqui, Washington e Teheran restano su posizioni inconciliabili sul nucleare. Gli Stati Uniti spostano il baricentro della crisi sullo Stretto di Hormuz
I colloqui tra Stati Uniti e Iran tenuti a Islamabad si sono conclusi senza un accordo, dopo circa 20 ore di negoziati segnati da un confronto definito da entrambe le parti come intenso ma inconcludente.
La delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance ha parlato di discussioni “sostanziali”, ma ha confermato l’assenza di progressi sul nodo centrale del programma nucleare iraniano. Washington insiste sulla necessità di un impegno verificabile da parte di Teheran a rinunciare allo sviluppo di capacità militari atomiche, condizione che non ha trovato riscontro nelle posizioni iraniane.
Secondo la parte statunitense, alcuni punti intermedi sarebbero stati discussi nel corso dei negoziati, senza tuttavia avvicinare una bozza di intesa. L’Iran contesta la ricostruzione, attribuendo lo stallo a richieste considerate non negoziabili e formulate da Washington in termini ritenuti eccessivi.
La mancanza di un accordo non ha prodotto un’evoluzione del canale diplomatico, ma un immediato riposizionamento dell’attenzione strategica americana su un altro dossier: lo Stretto di Hormuz.
L’area, che rappresenta uno dei principali snodi del commercio energetico globale, torna al centro delle valutazioni di sicurezza statunitensi in un contesto già caratterizzato da tensioni navali e accuse reciproche sulla stabilità delle rotte marittime.
Washington ha rafforzato la presenza militare nella regione con unità navali impegnate in attività preliminari di monitoraggio e sminamento, mentre ulteriori assetti sono previsti nei prossimi giorni. L’ipotesi di misure più stringenti sul traffico nello Stretto viene descritta come parte di un approccio orientato alla sicurezza delle rotte internazionali.
Sul piano politico, il passaggio segna uno spostamento progressivo dal perimetro negoziale a quello operativo, con un incremento della pressione su Teheran in un’area considerata cruciale per l’equilibrio energetico globale.
La risposta iraniana è arrivata attraverso i Guardiani della Rivoluzione, che rivendicano il controllo dello Stretto di Hormuz e avvertono che ogni interferenza sarà interpretata come una violazione diretta della sovranità nazionale.
Teheran respinge inoltre le accuse sul programma nucleare, ribadendo che le proprie attività sono finalizzate esclusivamente a scopi civili e lasciando aperta, secondo fonti iraniane, la possibilità di misure tecniche di trasparenza e contenimento dell’arricchimento dell’uranio all’interno di un quadro di fiducia reciproca.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
