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Processo Delmastro, la Procura generale chiede l’assoluzione in Appello
Per il pg “il fatto non costituisce reato”: secondo l’accusa mancava la certezza sulla segretezza degli atti
La Procura generale di Roma ha chiesto l’assoluzione per Andrea Delmastro nel processo d’Appello relativo all’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito del caso che coinvolge l’anarchico Alfredo Cospito.
Nel corso della requisitoria davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Roma, il sostituto procuratore generale ha evidenziato come “non vi era certezza sulla segretezza” degli atti. “Sugli atti c’era limitata divulgazione ma nessuno ne aveva segnalata la riservatezza”, ha spiegato, sostenendo dunque la richiesta di assoluzione con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
Il procedimento arriva dopo la condanna in primo grado. Il 20 febbraio di un anno fa, infatti, i giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma avevano condannato Delmastro a 8 mesi di reclusione, con pena sospesa. In quella sede erano state riconosciute le attenuanti generiche e disposta l’interdizione di un anno dai pubblici uffici. Respinte invece le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, quattro parlamentari del Partito Democratico.
Delmastro, presente oggi in aula, si è dimesso dall’incarico di sottosegretario alla Giustizia il 24 marzo scorso.
Al termine dell’udienza, il difensore, l’avvocato Giuseppe Valentino, ha commentato la richiesta della Procura generale: “Era inevitabile questa richiesta. Vorrei capire quale segreto sia stato divulgato, quale anomalia vi sia stata. Non erano atti classificati, non c’era nulla che potesse giustificare tutto ciò che è accaduto finora”.
La sentenza del processo d’Appello è attesa per il 20 maggio. La difesa si dice fiduciosa, in attesa di una decisione che possa chiudere definitivamente una vicenda giudiziaria che ha avuto rilevanti ripercussioni politiche.
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(con fonte AdnKronos)

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