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Iran: Narges Mohammadi in gravi condizioni nel carcere di Zanjan
La Premio Nobel per la Pace sarebbe svenuta in cella per un possibile attacco cardiaco; familiari e attivisti denunciano la mancanza di cure e chiedono il rilascio immediato
Cresce l’allarme internazionale per Narges Mohammadi, Premio Nobel per la Pace, che secondo i suoi rappresentanti verserebbe in gravi condizioni nel carcere di Zanjan, nel nord dell’Iran, dopo quello che potrebbe essere stato un attacco cardiaco. L’attivista sarebbe stata trovata priva di sensi nella sua cella, senza ricevere cure adeguate.
A rendere il quadro ancora più critico è il presunto rifiuto delle autorità iraniane di autorizzare il trasferimento in ospedale. Il marito, Taghi Rahmani, in esilio a Parigi dal 2012, ha espresso “forte preoccupazione” denunciando la mancata assistenza medica e chiedendo con urgenza il rilascio della moglie.
Rahmani ha inoltre criticato la decisione di Teheran di non liberare i detenuti politici dall’inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele, sostenendo che “devono essere liberati in modo che possano salvarsi”. Ha definito la condotta delle autorità iraniane “un’azione criminale”, accusando il regime di non mettere in sicurezza i prigionieri nonostante il contesto di guerra.
Secondo diversi media occidentali, tra cui il Wall Street Journal, i raid avrebbero colpito anche strutture detentive in Iran, dove sono rinchiusi oppositori politici come Mohammadi. Alcune fonti riferiscono inoltre del possibile utilizzo dei detenuti come “scudi umani”.
La situazione sanitaria della Nobel appare particolarmente delicata anche alla luce di precedenti problemi cardiaci. Arrestata nuovamente nel dicembre scorso per le sue critiche al regime, era stata trasferita a febbraio dal carcere di Evin a quello di Zanjan. Solo a fine 2024 era stata temporaneamente rilasciata proprio per motivi di salute.
La Coalizione per la Libertà di Narges Mohammadi ha espresso “profonda preoccupazione” per le sue condizioni e per la mancanza di accesso a cure mediche indipendenti. Dopo settimane di tentativi, il team legale e un familiare sono riusciti a incontrarla in carcere, descrivendo uno stato di salute “critico”.
Poco prima del colloquio, Mohammadi era stata trasferita nell’infermeria per forti dolori al petto. Si è poi presentata accompagnata da un’infermiera, apparendo estremamente debole, pallida e con una significativa perdita di peso.
Nel comunicato, la coalizione ha chiesto alle autorità iraniane di consentire “un accesso immediato a cure mediche specialistiche e vitali” attraverso un permesso medico, ribadendo la richiesta di “immediata e incondizionata liberazione” della stessa Mohammadi e degli altri detenuti politici.
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(con fonte AdnKronos)

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