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Gabriele Gravina si dimette dalla Figc dopo il flop Mondiali
Il presidente lascia dopo la mancata qualificazione della Nazionale; elezioni fissate per il 22 giugno, Malagò in pole per la successione
Le dimissioni di Gabriele Gravina dalla Figc arrivano al termine di una crisi sportiva senza precedenti recenti, segnata dalla sconfitta nei playoff contro la Bosnia e dalla terza mancata qualificazione consecutiva della Nazionale ai Mondiali.
Il passo indietro è stato formalizzato oggi, giovedì 2 aprile, nel corso dell’incontro con i presidenti delle componenti federali. In apertura dei lavori, Gravina ha comunicato la decisione ai vertici del sistema calcio: Ezio Maria Simonelli per la Lega Serie A, Paolo Bedin per la Lega B, Matteo Marani per la Lega Pro, Giancarlo Abete per la Lega Nazionale Dilettanti, Umberto Calcagno per l’Associazione Italiana Calciatori e Renzo Ulivieri per l’Associazione Italiana Allenatori.
Contestualmente, è stata indetta l’Assemblea Straordinaria Elettiva della Figc per il 22 giugno a Roma, nel rispetto dello Statuto federale e con l’obiettivo di consentire alla nuova governance di completare le procedure di iscrizione ai prossimi campionati professionistici. Gravina era stato rieletto alla guida della Federazione nel febbraio 2025.
La partita per la successione è già aperta. In posizione di vantaggio si colloca Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e protagonista del successo organizzativo delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Il suo profilo raccoglie il sostegno della Serie A, rafforzato dall’endorsement pubblico del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ne ha sottolineato esperienza e affidabilità gestionale.
Tra le alternative resta forte il nome di Giancarlo Abete, già alla guida della Figc dal 2007 al 2014, mentre sullo sfondo si muovono Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro, e Demetrio Albertini, sostenuto da una parte del mondo dei calciatori. Tra i possibili candidati figura anche Michele Uva, nominato Executive Director of Euro 2032 Italia.
Il confronto per la guida della Federazione si apre dunque in un momento di transizione critica per il calcio italiano, chiamato a ridefinire assetti e credibilità dopo il fallimento sportivo più recente.
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(con fonte AdnKronos)

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