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Dal 1950 al memorandum del 1995: gli accordi bilaterali che disciplinano l’uso delle installazioni statunitensi sul territorio italiano. Il tema torna al centro del dibattito con la crisi legata all’Iran

La presenza di basi militari statunitensi in Italia è regolata da una serie di accordi bilaterali firmati a partire dagli anni Cinquanta nell’ambito della cooperazione con la Nato. Il tema è tornato al centro del dibattito politico dopo l’esplosione della crisi legata all’Iran e la discussione sull’eventuale utilizzo delle installazioni presenti sul territorio italiano.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato che le basi statunitensi sono concesse in base ad accordi risalenti al 1954, successivamente aggiornati, che consentono attività logistiche e operative ma non azioni di bombardamento o combattimento diretto. Al momento, ha precisato, non esistono richieste per un diverso utilizzo delle installazioni. Qualora dovessero arrivare, ha aggiunto, la decisione spetterebbe al governo ma dovrebbe essere condivisa con il Parlamento.

Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato che la presenza delle basi statunitensi in Italia è regolata da norme internazionali consolidate da oltre settant’anni, legate all’adesione italiana alla NATO.

Tra gli accordi principali figura l’Accordo bilaterale Italia-Stati Uniti sull’assistenza difensiva reciproca, firmato a Washington il 27 gennaio 1950. A questo si è aggiunto l’Accordo sulla sicurezza reciproca, firmato a Roma il 7 gennaio 1952.

Nel 1954 sono stati poi sottoscritti due documenti che costituiscono tuttora la base della cooperazione militare tra i due Paesi. L’Air Technical Agreement stabilisce i limiti delle attività operative, addestrative e logistiche dei velivoli statunitensi sul territorio italiano. Il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 20 ottobre 1954, noto anche come “accordo ombrello”, disciplina invece l’utilizzo delle infrastrutture militari concesse alle forze statunitensi e la gestione delle installazioni.

Poiché tali documenti sono coperti da un elevato livello di classificazione, non possono essere declassificati unilateralmente da uno solo dei due Paesi. Per uniformare l’applicazione delle norme tecniche è stato poi firmato nel 1995 un memorandum of understanding tra il ministero della Difesa italiano e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, noto come Shell Agreement.

Il memorandum introduce la possibilità di negoziare un technical arrangement specifico per ciascuna base utilizzata dalle forze statunitensi in Italia, definendo procedure operative, aspetti logistici e modalità di gestione delle infrastrutture. Il documento istituisce inoltre una commissione militare congiunta incaricata di risolvere eventuali controversie interpretative o questioni legate all’applicazione degli accordi.

Il sistema prevede una gestione condivisa delle installazioni: i comandanti delle basi sono militari italiani, mentre il controllo delle attività operative, del personale e degli equipaggiamenti delle forze statunitensi resta prevalentemente sotto la responsabilità del comando americano.

Il memorandum del 1995 è entrato in vigore con la firma delle parti e rimane valido fino a eventuale revoca con preavviso di un anno da parte di uno dei due Paesi o fino a una modifica concordata bilateralmente. Non risultano accordi successivi che abbiano cambiato l’impianto generale della cooperazione militare tra Italia e Stati Uniti.

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(con fonte AdnKronos)

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