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Roma, maxi operazione antimafia: 18 arresti per droga e tentato omicidio
Custodia cautelare eseguita dai carabinieri su richiesta della DDA: accuse di traffico di stupefacenti, armi, sequestri ed estorsioni con metodo mafioso
ROMA — Dalle prime ore di mercoledì 6 maggio i carabinieri stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Il provvedimento riguarda 18 persone, di cui 16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari, indagate a vario titolo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio, detenzione e porto illegale di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, con alcune contestazioni aggravate dal metodo mafioso.
L’indagine della DDA
L’operazione nasce da un’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, avviata a maggio dello scorso anno sotto il coordinamento della Procura distrettuale antimafia.
Secondo gli investigatori, l’attività ha permesso di ricostruire l’operatività di un sodalizio criminale dedito all’importazione di droga dall’estero e alla distribuzione su diverse piazze di spaccio della Capitale.
Contestata anche la disponibilità di armi e l’uso di modalità violente e minatorie nel recupero dei debiti legati allo spaccio, oltre ai presunti collegamenti con esponenti riconducibili al clan Senese.
Sequestri, estorsioni e violenze
Tra gli episodi ricostruiti figurano un sequestro di persona avvenuto a Sulmona, con il padre di un intermediario costretto sotto minaccia armata a inviare messaggi per la restituzione di 200 mila euro.
Altri casi riguardano estorsioni ai danni di un intermediario in Spagna, minacciato per la restituzione di 50 mila euro, e a un pusher insolvente, picchiato per ottenere 35 mila euro.
Scontri tra gruppi e tentati omicidi
Le indagini hanno inoltre evidenziato contrasti tra gruppi rivali per il controllo delle piazze di spaccio, sfociati in due tentati omicidi nel quartiere Tuscolano, il 23 novembre e l’11 dicembre 2025.
Nel corso degli episodi sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco in strada, con il ferimento di due persone e situazioni di rischio per eventuali passanti.
Secondo quanto ricostruito, i carabinieri sarebbero intervenuti per sventare almeno cinque tentativi di attentati tra il 14 e il 19 aprile 2026.
Il presunto coinvolgimento di un sicario
Per l’esecuzione di alcuni atti, l’organizzazione avrebbe anche ingaggiato un presunto sicario cileno, arrivato dalla Spagna e nascosto in una villetta a Ciampino insieme ad altri membri del gruppo.
Il quadro sul carcere di Rebibbia
L’indagine ha infine evidenziato un quadro definito dagli inquirenti come allarmante sulla permeabilità del sistema carcerario, con particolare riferimento a Rebibbia.
Secondo quanto emerso, il gruppo avrebbe mantenuto contatti con detenuti di rilievo criminale e sarebbe stato in grado di influenzare dinamiche interne e organizzare eventuali ritorsioni tra detenuti.
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(con fonte AdnKronos)

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