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Ue, leader riuniti a Praga: si cercano soluzioni su crisi energetica



I capi di Stato e di governo dell’Ue si riuniscono a Praga giovedì e venerdì 6 e 7 ottobre per una due giorni di riunioni organizzata dalla presidenza di turno ceca. Oggi si terrà per la prima volta un vertice dei Paesi della Comunità Politica Europea, un formato al suo esordio, teorizzato dal presidente francese Emmanuel Macron che ha ripreso una vecchia idea di Francois Mitterrand, pensato come forum di dialogo tra l’Ue e gli altri Paesi europei, fatta eccezione per la Russia e la Bielorussia, escluse per l’aggressione di Mosca a Kiev, con la complicità di Minsk. Sono attesi al castello di Praga 44 capi di Stato e di governo, 27 dell’Ue e 17 di altri Paesi, dal Regno Unito alla Georgia e all’Ucraina, fino all’Armenia e all’Azerbaigian, che si stanno affrontando armi in pugno in una delle guerre di successione sovietiche (la disposizione dei posti a sedere non è ancora nota).

In realtà i leader Ue saranno 26, poiché il primo ministro danese non potrà essere presente per inderogabili impegni politici in patria (si riunisce la prima sessione del Parlamento), quindi i leader saranno in tutto 43. Parteciperà anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che guida un Paese che è tuttora formalmente candidato all’adesione all’Ue e che ha una parte di territorio sul continente europeo.

La Comunità Politica Europea, spiega un alto funzionario Ue, non è pensata per sostituire la politica di allargamento, ma come foro di dialogo più largo, anche perché “i vertici sull’allargamento sono sempre molto focalizzati sul processo”, mentre il formato della Cpe mira ad avere discussioni “più politiche” tra i leader.

Dopo la sessione plenaria inaugurale, nel primo pomeriggio, in cui sono attesi i discorsi del premier ceco Petr Fiala, dei leader di Norvegia, Albania, Regno Unito e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky (in videoconferenza), sono previste tavole rotonde su due temi, energia e clima da una parte e sicurezza dall’altra; dopo le tavole rotonde ci sarà spazio per i bilaterali e poi si terrà la cena, a sera. Non sono previste conclusioni scritte: dovrebbe tenersi una conferenza stampa dopo la cena e verrà annunciato il luogo della prossima riunione della Cpe.

Venerdì 7 ottobre i capi di Stato e di governo dell’Ue torneranno nel castello di Praga per il Consiglio Europeo informale, a 27. Sul tavolo dei leader ci saranno essenzialmente due temi, il primo dei quali è il sostegno all’Ucraina. Zelensky dovrebbe intervenire in remoto anche venerdì mattina. Preso atto del fatto che la guerra in Ucraina non pare destinata a finire presto e che potrebbe durare a lungo, i leader discuteranno di come continuare a sostenere Kiev, sia militarmente che finanziariamente, “in modo sostenibile nei prossimi mesi”, anche in vista del 25 ottobre, quando è prevista una conferenza sulla ricostruzione postbellica dell’Ucraina.

L’altro tema sul tavolo, il ‘piatto forte’ del summit, è una discussione sull’energia e sullo stato dell’economia, due temi che probabilmente si fonderanno, essendo intrinsecamente legati. Non sono previste decisioni, trattandosi di un vertice informale, né conclusioni: un tentativo di avere un testo scritto è stato respinto dagli ambasciatori, per evitare che i leader passino ore a discutere sul ‘wording’, come accade negli Euco formali. E’ probabile che il cancelliere tedesco Olaf Scholz dia qualche spiegazione aggiuntiva sul piano da 200 miliardi di euro annunciato giovedì scorso dal suo governo per sostenere le famiglie e le imprese, alle prese con bollette alle stelle.

Anche se la cifra è ‘fino a’ 200 mld ed è spalmata su due anni abbondanti, “serve un chiarimento” tra i leader, dato che l’annuncio del piano da Berlino non è stato accolto bene in diverse capitali, le quali temono, non senza ragione, che sostegni così massicci alterino la concorrenza nel mercato unico, facendo prevalere la legge del più forte.

A questo proposito la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, intervenendo nella plenaria del Parlamento a Strasburgo prima di tenere una videoconferenza sull’energia con i commissari per poi volare a Praga, ha assicurato che “è fondamentale preservare il level playing field per tutti nell’Unione Europea”. Da qualche settimana il Consiglio dà segnali di impazienza nei confronti della prudenza con cui la Commissione si sta muovendo nel mettere sul tavolo proposte per rimediare ai continui rincari dell’energia. “Dobbiamo stare attenti a non avere i Paesi che si dividono seguendo direzioni divergenti – dice una fonte Ue – ma per questo dobbiamo avere delle proposte” sul tavolo.

La Commissione si muove con i piedi di piombo perché sull’energia i Paesi membri sono divisi, avendo mix energetici alquanto eterogenei, e anche perché la Germania continua a frenare su soluzioni comuni. Von der Leyen però ha inviato ai leader una lettera in cui delinea una roadmap sulle misure in cantiere per contenere i prezzi del gas e dell’energia.

La presidente delinea anzitutto un tetto al prezzo del gas usato per produrre elettricità, in modo da calmierare i costi delle bollette, che stanno esplodendo. Si tratta di una misura sul modello dell”eccezione iberica’, che ha però lo svantaggio di essere a carico dei bilanci nazionali: poiché il vicepresidente Valdis Dombrovskis ricorda spesso ai Paesi che, anche se il patto di stabilità è sospeso, devono comportarsi come se non lo fosse, è evidente che c’è qualche contraddizione nelle posizioni della Commissione. Von der Leyen parla poi di un’altra misura, una soluzione temporanea, da applicare anche al gas non usato per la produzione di elettricità, finché non sarà stato elaborato un altro indice alternativo al Ttf (Title Transfer Facility).

Ttf che “non è più rappresentativo del nostro mercato”, che oggi include molto più gas naturale liquefatto di prima, ha detto von der Leyen: questo riconoscimento della disfunzionalità del mercato olandese, difesa finora a spada tratta dai nordici (in primis dall’Aja, per ovvie ragioni) viene considerato un passo avanti importante dal fronte dei Paesi che spingono per misure comuni. Il cap dovrà comunque essere congegnato in modo, ha detto von der Leyen, da non pregiudicare la sicurezza delle forniture: è una precisazione, questa, che viene incontro alla Germania e ad altri Paesi, i quali, più che i rincari della materia prima (hanno tasche più profonde dei Paesi del Sud), ne temono la scarsità.

La presidente della commissione Econ Irene Tinagli ha chiarito che si pensa ad un “tetto dinamico”, agganciando il meccanismo di formazione del prezzo a parametri “un po’ più stabili” del Ttf, come aveva detto il ministro Roberto Cingolani, il quale aveva parlato di benchmark meno volatili come l’Henry Hub, il riferimento per il gas naturale Usa, e il prezzo del Brent, il greggio del mare del Nord che è il future di riferimento in Europa sull’oro nero. Il punto, ha spiegato ancora Tinagli, è “convincere” tutti gli Stati a convergere su una soluzione che possa essere attuata “rapidamente”, dato che l’inverno è alle porte e attendere oltre avrebbe conseguenze sociali, e quindi politiche potenzialmente esplosive.

La Germania e l’Olanda, con altri Paesi, continuano a resistere, ma a Bruxelles la sensazione è che si stiano facendo progressi, sia pure lenti, come è inevitabile a 27, e che il fronte dei Paesi favorevoli a misure comuni si stia allargando, avendo ormai superato la ventina di Paesi. Più il rischio di frammentazione del mercato unico si farà concreto, inoltre, più le posizioni della Germania dovrebbero convergere con quelle di Italia e Francia. Dopo le elezioni regionali in Bassa Sassonia, ca va sans dire.

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(AdnKronos)