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Indagini sul focolaio di hantavirus su nave nell’Atlantico
L’Oms coordina il tracciamento dei contatti e ricostruisce la catena dei contagi tra nave, Sant’Elena e Sudafrica
Indagini sul focolaio di hantavirus su nave nell’Atlantico — È sull’attività investigativa sanitaria che si concentra l’attenzione internazionale dopo il focolaio di hantavirus sviluppatosi a bordo di una nave da crociera partita il 1° aprile da Ushuaia, in Argentina. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è stata allertata il 2 maggio, avviando un’indagine su larga scala per ricostruire la catena dei contagi.
Il punto di svolta arriva tra il 2 e il 4 maggio, quando le analisi di laboratorio confermano la presenza dell’hantavirus in due pazienti. Da quel momento scatta il tracciamento dei contatti, che coinvolge non solo i passeggeri e l’equipaggio della nave — 147 persone a bordo — ma anche un volo tra Sant’Elena e Johannesburg, in Sudafrica.
L’indagine epidemiologica si sviluppa lungo una traiettoria complessa che attraversa più aree geografiche. Il primo caso risale al 6 aprile, con il decesso dell’uomo l’11 aprile a bordo. La salma viene trasferita il 24 aprile a Sant’Elena, lo stesso giorno in cui viene sbarcata una donna entrata in contatto con lui. La paziente, sintomatica, muore il 26 aprile dopo il trasferimento in Sudafrica.
Parallelamente, gli esperti analizzano nuovi casi emersi a bordo. Il 24 aprile un altro uomo manifesta febbre, dispnea e sintomi compatibili con una polmonite. Evacuato il 27 aprile verso il Sudafrica, risulta positivo all’hantavirus al test Pcr del 2 maggio, dopo che gli esami per altri patogeni respiratori avevano dato esito negativo. Su questo caso sono state avviate ulteriori analisi sierologiche, di sequenziamento e metagenomiche.
Al 4 maggio, il bilancio è di 7 casi identificati — 2 confermati e 5 sospetti — inclusi 3 decessi. Un quadro che spinge a intensificare le verifiche per individuare l’origine del contagio.
Tra gli elementi sotto esame, anche i viaggi precedenti dei primi due pazienti deceduti, entrambi transitati in Sud America, Argentina compresa, prima dell’imbarco. Un dato che viene valutato per stabilire un eventuale collegamento con la fonte dell’infezione.
Le indagini proseguono anche a bordo della nave, ferma al largo di Capo Verde, dove le équipe mediche stanno effettuando valutazioni cliniche e raccolta di campioni. È previsto l’attracco alle Isole Canarie, autorizzato dalla Spagna, per consentire ulteriori accertamenti.
Secondo l’Oms, la gestione del focolaio si basa su una risposta internazionale coordinata che include isolamento dei casi, evacuazioni mediche, analisi di laboratorio e monitoraggio epidemiologico continuo.
L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che il rischio per la popolazione globale è attualmente considerato basso, mentre prosegue la raccolta di dati per definire con precisione dinamiche e origine del contagio.
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(con fonte AdnKronos)

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