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Salario giusto: contenuti e regole del decreto lavoro
Contratti collettivi al centro, stop ai contratti pirata, incentivi legati alle retribuzioni e norme contro il caporalato digitale
Ecco i contenuti e le regole del decreto lavoro che delineano l’impianto della misura approvata dal Consiglio dei ministri e illustrata in conferenza stampa dalla presidente del Consiglio, affiancata dal sottosegretario Alfredo Mantovano e dai ministri Marina Calderone ed Eugenia Roccella.
Il provvedimento viene presentato come un punto di partenza per un confronto con organizzazioni sindacali e datoriali, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la qualità della contrattazione e sostenere l’occupazione. Il governo rivendica interlocuzioni costanti con le parti sociali, pur al di fuori dei tavoli formali, e si dice disponibile a recepire eventuali proposte migliorative.
Il perno del salario giusto
La misura introduce il concetto di “salario giusto”, definito come il trattamento economico complessivo stabilito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Il riferimento alla rappresentanza diventa il criterio centrale per escludere dal sistema i contratti pirata.
Il principio è operativo: l’accesso agli incentivi previsti dal decreto è subordinato al rispetto di una soglia retributiva non inferiore a quella fissata dai contratti collettivi di riferimento. Le imprese che applicano contratti non conformi o riconoscono trattamenti inferiori restano fuori dai benefici pubblici.
Rinnovi contrattuali e autonomia delle parti
Sul fronte dei rinnovi contrattuali, il testo definitivo modifica l’impostazione iniziale. Non viene più fissata per legge la decorrenza automatica degli aumenti dalla scadenza del contratto precedente. La disciplina torna invece nelle mani delle parti sociali, che potranno definire tempi, eventuali importi una tantum e strumenti di copertura per il periodo di vacanza contrattuale.
Resta il richiamo alla necessità di garantire continuità nei rinnovi e di evitare ritardi prolungati.
Stretta sul caporalato digitale
Il decreto interviene anche sul lavoro mediato da piattaforme digitali, introducendo una presunzione di subordinazione nei casi in cui emergano elementi di controllo o eterodirezione, anche attraverso sistemi algoritmici.
Vengono rafforzati gli obblighi per i committenti, tra cui l’aggiornamento del libro unico del lavoro per tracciare l’attività dei lavoratori autonomi. Per l’accesso alle piattaforme è previsto l’uso di sistemi di identificazione come Spid, Cie o Cns, oppure account collegati a un singolo codice fiscale con autenticazione a più fattori.
È vietata la cessione delle credenziali: la violazione comporta sanzioni da 600 a 1.200 euro.
Bonus assunzioni e incentivi
Il decreto prevede incentivi per le assunzioni nel 2026, con esonero totale dei contributi previdenziali per i datori di lavoro che rispettano i criteri del salario giusto.
Per le donne senza impiego da almeno 24 mesi, o da 12 mesi se appartenenti a categorie svantaggiate, è previsto un beneficio fino a 650 euro mensili, che sale a 800 euro nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno. Le risorse stanziate ammontano a 26,5 milioni per il 2026, 63,7 milioni per il 2027 e 51,3 milioni per il 2028.
Per gli under 35 nelle stesse condizioni, il contributo arriva fino a 500 euro mensili, o 650 euro nelle aree Zes, per un massimo di 24 mesi. Il limite di spesa è fissato in 109,7 milioni per il 2026, 252,4 milioni per il 2027 e 135,4 milioni per il 2028.
Ulteriori incentivi riguardano le piccole imprese fino a 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato nelle regioni della Zes, con risorse pari a 26 milioni per il 2026, 60 milioni per il 2027 e 34 milioni per il 2028.
Isopensione e misure escluse
Confermata la proroga fino al 2029 dello strumento dell’isopensione, che consente un’uscita anticipata dal lavoro fino a sette anni per i dipendenti di aziende con almeno 15 addetti in esubero.
Escono invece dal testo definitivo le misure sul lavoro domestico presenti nelle bozze precedenti, comprese quelle sulla formazione obbligatoria per i percettori di Naspi e sugli incentivi all’assistenza domiciliare. Non compare inoltre l’incremento di 500 milioni per il Fondo nuove competenze previsto inizialmente.
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(con fonte AdnKronos)
