Guerra Iran Israele: raid su Teheran e droni contro basi Usa
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Ottavo giorno di conflitto in Medio Oriente: l’aviazione israeliana colpisce l’aeroporto Mehrabad, mentre Teheran lancia droni contro obiettivi israeliani e installazioni statunitensi nel Golfo
Guerra Iran Israele: raid su Teheran e droni contro basi Usa. Si apre con nuovi attacchi l’ottavo giorno di conflitto tra Iran e Israele. Nelle prime ore di oggi l’aviazione israeliana ha colpito diversi obiettivi nella capitale iraniana, tra cui l’aeroporto di Aeroporto Mehrabad a Teheran.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità iraniane, sono stati lanciati droni contro lo Stato ebraico e contro basi militari statunitensi negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait.
Nel Golfo Persico i Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre rivendicato un attacco contro una petroliera, la Prima, accusata di aver ignorato le restrizioni imposte sullo Stretto di Hormuz. Le stesse forze hanno dichiarato di aver colpito anche un’altra petroliera considerata un asset statunitense e battente bandiera delle Isole Marshall.
Nel frattempo si è alzato il tono delle dichiarazioni politiche da Washington. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che l’Iran “sarà colpito molto duramente” nel corso della giornata a causa di quello che ha definito il “comportamento scorretto” di Teheran.
Trump ha sostenuto che l’Iran non è più “il bullo del Medio Oriente” ma “il perdente del Medio Oriente”, aggiungendo che l’offensiva militare rappresenterebbe “un favore al mondo”. Dopo queste dichiarazioni, secondo fonti citate dai media internazionali, le autorità iraniane starebbero valutando nuovi obiettivi statunitensi da colpire nella regione.
Sul fronte diplomatico è intervenuto anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Il capo dello Stato ha chiesto scusa ai Paesi vicini per le tensioni regionali e ha annunciato che l’Iran sospenderà gli attacchi nei loro confronti, a meno che nuovi raid contro il territorio iraniano non partano proprio da quei Paesi.
Pezeshkian ha inoltre respinto con fermezza le richieste avanzate da Washington. “Resa incondizionata? Mai”, ha dichiarato, replicando alle condizioni indicate dalla Casa Bianca per fermare le operazioni militari.
Il presidente americano aveva infatti ribadito nelle ore precedenti che le operazioni non si fermeranno finché l’Iran non accetterà la resa e non riconoscerà agli Stati Uniti un ruolo decisivo nella scelta della futura leadership del Paese.
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(con fonte AdnKronos)
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