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Dialogo Stati Uniti Iran a Islamabad tra smentite e tensioni
Nuovi contatti indiretti con mediazione pakistana mentre le versioni divergono. Washington parla di colloqui imminenti, Teheran nega incontri con gli americani
Il dialogo Stati Uniti Iran a Islamabad prende forma tra segnali contrastanti e un quadro ancora incerto, mentre la tregua nella regione resta in equilibrio dopo la proroga decisa da Donald Trump.
Nella capitale pakistana arrivano emissari di Washington e Teheran, con delegazioni prive dei principali vertici coinvolti nei precedenti contatti. L’Iran è rappresentato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, già presente a Islamabad, mentre non figura il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Gli Stati Uniti si affidano all’inviato speciale Steve Witkoff e a Jared Kushner, attesi nella giornata di sabato, senza la partecipazione del vicepresidente JD Vance.
Il livello delle delegazioni suggerisce un avvio prudente, mentre resta incerta anche la possibilità di un incontro diretto nel fine settimana. Le tensioni si riflettono sui mercati energetici: a New York il West Texas Intermediate con consegne a giugno chiude in calo di 1,45 dollari (-1,51%) a 94,4 dollari al barile, mentre a Londra il Brent per lo stesso mese sale di 26 cents (+0,25%) a 105,33 dollari.
La Casa Bianca sostiene che i due emissari americani incontreranno Araghchi per colloqui diretti mediati dal Pakistan. La portavoce Karoline Leavitt, intervenuta a Fox News, ha riferito che l’iniziativa nasce da un contatto iraniano in risposta all’appello di Trump, con l’obiettivo di arrivare a una proposta concreta.
Secondo Washington, spetterebbe proprio ad Araghchi presentare un’offerta per riattivare il negoziato. In assenza di sviluppi, la tregua rischia di indebolirsi. La Cnn riferisce che le forze armate statunitensi stanno preparando piani per colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, in particolare le imbarcazioni veloci, le navi posamine e altri mezzi utilizzati per controllare un passaggio strategico per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio.
Le condizioni poste dalla Casa Bianca restano definite: riapertura dello Stretto e rinuncia iraniana alle armi nucleari. In caso di segnali positivi, il vicepresidente JD Vance potrebbe essere inviato in Pakistan per accelerare i contatti.
Da Teheran arriva però una versione opposta. L’agenzia Tasnim, citando fonti ufficiali, esclude qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti a Islamabad e accusa i media americani di diffondere informazioni non corrispondenti alla realtà. Secondo la stessa ricostruzione, Araghchi è impegnato in incontri con il premier pakistano Shehbaz Sharif e con il capo dell’esercito Asim Munir per discutere la posizione iraniana dopo la fine della guerra.
Anche dal Pakistan arrivano indicazioni prudenti. Un funzionario ha spiegato ad Axios che un eventuale incontro trilaterale con gli Stati Uniti potrà essere valutato solo dopo i colloqui bilaterali con Araghchi. Il ministro iraniano dovrebbe poi proseguire verso Muscat e Mosca, rendendo incerta la tempistica di un contatto diretto.
Secondo fonti iraniane citate dal New York Times, contatti riservati sarebbero comunque in corso attraverso il Pakistan, con la possibilità di un incontro tra le delegazioni all’inizio della settimana successiva, dopo consultazioni separate.
Nel frattempo, Trump ha avuto un colloquio con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, centrato sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz e sulle ricadute per la navigazione e le catene di approvvigionamento globali. Il Qatar ha espresso sostegno agli sforzi di mediazione pakistani.
Sul piano diplomatico interviene anche l’Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha discusso della situazione con il segretario di Stato americano Marco Rubio, sottolineando la necessità di rilanciare rapidamente i negoziati a Islamabad e di garantire la natura civile del programma nucleare iraniano. Tajani ha inoltre richiamato l’urgenza di riaprire lo Stretto di Hormuz in condizioni di sicurezza, indicando la disponibilità italiana a contribuire a iniziative multilaterali per la libertà di navigazione.
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(con fonte AdnKronos)

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