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Pietracatella: positività alla ricina nei campioni ematici di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita
Il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia conferma la presenza della tossina in tutti i campioni analizzati delle due donne morte a Pietracatella. Le analisi sono state condotte con tecniche ad alta specializzazione e validate da più laboratori
La positività alla ricina nei campioni ematici di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, è stata confermata dagli esiti conclusivi delle analisi chimico-tossicologiche.
A renderlo noto è il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, guidato dal professor Carlo Alessandro Locatelli, che ha comunicato la presenza della ricina in tutti i campioni esaminati. La sostanza è una proteina contenuta nei semi della pianta Ricinus communis.
Secondo quanto riferito dal Centro, gli accertamenti hanno richiesto l’impiego di metodiche e tecniche disponibili esclusivamente in strutture altamente specializzate. Le analisi sono state condotte nell’ambito delle competenze scientifiche e tecnologiche del centro pavese, da anni punto di riferimento per le istituzioni italiane anche in ambito tossicologico e nelle indagini di interesse forense e antiterrorismo.
Dopo una prima evidenza analitica che aveva suggerito la possibile presenza della tossina nel sangue, comunicata al medico legale incaricato il 6 marzo, sono stati avviati ulteriori approfondimenti e controanalisi. Le verifiche hanno coinvolto sia le strutture interne del Centro Antiveleni Maugeri sia una rete di laboratori e specialisti esterni.
Tra gli enti che hanno partecipato alle attività figurano i Dipartimenti di Chimica e di Tossicologia forense dell’Università di Pavia, l’Irccs Policlinico San Matteo, l’Izsler di Brescia e di Bologna e il Centro Ricerche Marine di Cesenatico-Cervia.
Le analisi sono state ripetute più volte, utilizzando tecniche differenti e laboratori separati, con l’obiettivo di garantire la massima affidabilità dei risultati ed escludere interferenze o possibili fattori confondenti legati ad altre sostanze.
L’esito finale ha confermato la positività alla ricina in tutti i campioni ematici analizzati delle due donne, con concentrazioni ritenute compatibili con un quadro di intossicazione acuta. Secondo quanto riportato nella relazione, il quadro clinico e la sintomatologia osservati risultano coerenti con la diagnosi analitica.
La documentazione conclusiva è stata trasmessa all’autorità giudiziaria competente, che prosegue gli accertamenti per gli aspetti di propria competenza.
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(con fonte AdnKronos)

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