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Trump frena sull’Iran: “Niente armi nucleari, non c’è fretta”
Prorogata di tre settimane la tregua tra Israele e Libano. Washington rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz e prende tempo sul negoziato con Teheran
“Non mettetemi fretta. Non userò armi nucleari”. Nello Studio Ovale, Donald Trump scandisce la linea americana sulla crisi con l’Iran: nessuna accelerazione, nessuna escalation.
La Casa Bianca sceglie di guadagnare tempo. Il presidente annuncia la proroga di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano, mentre sul fronte iraniano ribadisce l’obiettivo di un accordo senza indicare scadenze. “Vogliamo un grande accordo con l’Iran”, afferma, rivendicando al tempo stesso il peso dell’azione militare già condotta.
Trump respinge anche l’idea di essere sotto pressione politica interna. A sessanta giorni dall’avvio dell’operazione Epic Fury, liquida come irrilevanti le possibili interferenze del Congresso: “Ho tutto il tempo del mondo, l’Iran no”.
Il punto resta il controllo dello Stretto di Hormuz, che Washington considera decisivo. Il presidente parla di una presenza totale della Marina statunitense e di traffici marittimi subordinati all’autorizzazione americana. Il Comando centrale riferisce che almeno 31 navi hanno invertito la rotta o fatto ritorno in porto. Nel frattempo, è stato disposto l’uso della forza contro eventuali tentativi di posa di mine, mentre sono in corso operazioni di bonifica.
Sul piano economico, Trump sostiene che Teheran stia pagando un prezzo elevato, con perdite giornaliere rilevanti legate al blocco delle esportazioni.
Il nodo politico resta il programma nucleare. “L’Iran non può avere armi nucleari”, ripete il presidente, indicando però difficoltà nei canali negoziali. Secondo la sua lettura, a Teheran mancherebbe una linea unitaria. Trump parla apertamente di contrasti interni tra i pasdaran e i vertici istituzionali, citando il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Da Teheran la replica è immediata. Il presidente Masoud Pezeshkian e lo stesso Ghalibaf respingono qualsiasi ipotesi di divisione interna e rivendicano compattezza politica sotto la Guida Suprema.
Washington, intanto, prosegue le operazioni nell’area. Dopo il blocco nello Stretto, gli Stati Uniti hanno fermato e abbordato una petroliera sanzionata nell’Oceano Indiano, accusata di trasportare greggio iraniano: è la seconda operazione della settimana.
Trump insiste sulla linea prudente. Richiama i precedenti militari americani, dal Vietnam all’Iraq, per sottolineare che il confronto con l’Iran è ancora in una fase iniziale. Poi, l’unico momento di irritazione: alla domanda sull’uso dell’arma nucleare, chiude senza margini. “Perché dovrei usarla? È una domanda stupida. Nessuno dovrebbe mai usare un’arma nucleare”.
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(con fonte AdnKronos)

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