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Petrolio a 90 dollari con guerra in Iran: l’Aie libera 400 milioni di barili dalle scorte

Petrolio a 90 dollari con guerra in Iran: l’Aie libera 400 milioni di barili dalle scorte

La chiusura dello Stretto di Hormuz pesa sui mercati energetici globali. I Paesi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia varano il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza mai effettuato

Prosegue la guerra in Iran e i mercati energetici reagiscono con una nuova impennata dei prezzi del petrolio, spinti dalle tensioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz. In questo contesto Stati Uniti, Unione europea e altri Paesi stanno valutando contromisure per limitare gli effetti dell’aumento dei costi dell’energia.

Nella giornata in cui il petrolio raggiunge i 90 dollari al barile, funzionari statunitensi sostengono che l’Iran abbia posizionato mine nello Stretto di Hormuz. Il Regno Unito ha inoltre denunciato attacchi contro diverse navi mercantili colpite da proiettili nelle vicinanze del passaggio marittimo.

Di fronte alle tensioni sul mercato energetico, i 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie), tra cui l’Italia, hanno deciso all’unanimità di avviare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza nella storia dell’organizzazione. L’annuncio è arrivato dal direttore esecutivo Fatih Birol.

“I Paesi dell’Aie metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all’effettiva chiusura dello Stretto”, ha dichiarato Birol in un messaggio trasmesso in diretta sul sito dell’agenzia.

La decisione è stata presa durante una riunione straordinaria dei governi membri convocata per valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente e le possibili risposte alle interruzioni delle forniture energetiche.

Secondo Birol, le attuali difficoltà sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti e richiedono una risposta globale. “I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell’Aie”, ha affermato.

Le scorte di emergenza saranno immesse sul mercato in tempi adeguati alle circostanze nazionali dei singoli Paesi membri e potranno essere integrate da ulteriori misure di emergenza adottate a livello nazionale.

I membri dell’Aie detengono complessivamente oltre 1,2 miliardi di barili di scorte di emergenza, ai quali si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Quello deciso ora rappresenta il sesto rilascio coordinato nella storia dell’agenzia, creata nel 1974. Azioni analoghe erano state adottate nel 1991, nel 2005, nel 2011 e due volte nel 2022.

Il conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio 2026, ha ridotto drasticamente i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. I volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati risultano attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli precedenti alla guerra, costringendo molti operatori della regione a chiudere o ridurre parte della produzione.

Nel 2025 una media di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi transitava attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Le possibilità di aggirare questo passaggio restano limitate.

L’Aie ha fatto sapere che fornirà ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione dell’operazione e continuerà a monitorare i mercati globali del petrolio e del gas.

Negli Stati Uniti il segretario degli Interni Doug Burgum ha ribadito la posizione dell’amministrazione Trump secondo cui l’aumento dei prezzi del petrolio rappresenta un’interruzione temporanea. In un’intervista a Fox News ha spiegato che l’amministrazione potrebbe valutare l’utilizzo delle riserve petrolifere nazionali se necessario.

“Questi sono i momenti in cui queste riserve vengono utilizzate”, ha affermato Burgum, aggiungendo che il problema attuale riguarda il transito e che Washington sta lavorando anche sul piano diplomatico per risolverlo.

Secondo fonti vicine all’amministrazione citate da Politico, la Casa Bianca ritiene di poter tollerare per tre o quattro settimane un aumento delle quotazioni energetiche prima che diventi un problema politico rilevante. All’interno dell’amministrazione prevale l’idea che gli attuali picchi siano temporanei.

Il petrolio era sceso ieri intorno agli 80 dollari al barile dopo aver toccato circa 120 dollari nel fine settimana, rafforzando la convinzione che le oscillazioni del mercato siano momentanee e non richiedano cambiamenti immediati nella strategia statunitense.

Intanto l’Unione europea monitora la situazione delle scorte. Gli Stati membri devono mantenere riserve di emergenza sufficienti per novanta giorni e, secondo quanto dichiarato a Bruxelles dalla portavoce della Commissione europea per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen, i depositi risultano attualmente pieni. È prevista una riunione del comitato competente per discutere il possibile utilizzo delle scorte.

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(con fonte AdnKronos)

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