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Il Tar annulla il limite di 30 chilometri orari a Bologna: accolto il ricorso dei tassisti
I giudici amministrativi dichiarano illegittime le ordinanze del Comune su Bologna 30
Il Tar annulla il limite di 30 chilometri orari a Bologna. Lo ha deciso oggi, martedì 20 gennaio, il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna, accogliendo il ricorso presentato da due tassisti contro il provvedimento con cui il Comune aveva istituito il limite di velocità nel centro cittadino, noto come “Bologna 30”.
Secondo quanto reso noto dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, il ricorso era stato promosso dal partito tramite l’europarlamentare Stefano Cavedagna, anche a sostegno delle categorie professionali penalizzate dal provvedimento. Il Tar ha quindi annullato le ordinanze comunali, ritenendo illegittima l’azione dell’amministrazione.
Nel dispositivo, i giudici amministrativi hanno rimarcato come il Comune abbia operato al di fuori delle proprie competenze, adottando misure considerate non conformi al quadro normativo vigente. Il Tar annulla il limite di 30 chilometri orari a Bologna, evidenziando che il provvedimento non poteva essere giustificato nei termini con cui era stato introdotto.
“Il tribunale ha accolto i ricorsi, sottolineando l’illegittimità dell’azione del Comune, mossa da finalità propagandistiche”, ha dichiarato Bignami, commentando la decisione. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, l’obiettivo delle ordinanze non sarebbe stato quello di risolvere criticità reali, ma di promuovere un’operazione politica a discapito dei cittadini.
Sul tema della sicurezza stradale urbana, Bignami ha ribadito la disponibilità a un confronto istituzionale, ricordando le posizioni già espresse quando ricopriva l’incarico di viceministro ai Trasporti. Tuttavia, ha sottolineato che il Tar annulla il limite di 30 chilometri orari a Bologna proprio perché introdotto con modalità ritenute illegittime e fuorvianti.
Infine, l’esponente politico ha espresso rammarico per i tempi della giustizia amministrativa, osservando che sono stati necessari due anni per arrivare a una decisione su un ricorso che, a suo giudizio, presentava fin dall’inizio profili di fondatezza evidenti.
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(con fonte AdnKronos)
