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Superato lo scoglio dei due mandati, se ne leva un altro, quello delle ‘parlamentarie’. Altra regola grillina di vecchio corso, quando il M5S e le sue norme erano state messe nero su bianco da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per ‘risanare’ il sistema. Ce ne sono molte, in queste ore, di quelle regole sulle quali si sta ragionando. Territorialità e pluricandidature, solo per citarne alcune. E poi il simbolo, il contrassegno da depositare entro il 14 agosto. Un passo alla volta, il motto che ora prevale in casa M5S, mentre il filo diretto Roma-Costa Smeralda è bollente, con chiamate continue tra Grillo e Conte per venirne a capo.

Ora il nodo da sbrogliare nell’immediato è quello delle parlamentarie, ovvero la selezione dal basso che da sempre ha contraddistinto le candidature in casa M5S. Previste da statuto, Grillo pretende che la selezione di potenziali deputati e senatori passi da quella strada, nonostante i tempi strettissimi. Fonti autorevoli raccontano all’Adnkronos che il leader Giuseppe Conte avrebbe chiesto di allargarne le ‘maglie’, con un sistema misto che gli consenta quanto meno di indicare i capilista e blindare una manciata di fedelissimi. Ma Grillo in questa fase sarebbe granitico, fermo su un ritorno al Movimento delle origini, quando i capilista venivano scelti tramite consultazione online e non calati dall’alto.

Eppure, fedelissimi a parte, c’è un altro elemento che preoccupa i vertici pentastellati. Ovvero che affidarsi al voto sulla piattaforma Skyvote possa mettere a rischio la selezione dei candidati esponendola alle cosiddette correnti ‘dimaiane’, con potenziali Cavalli di Troia pronti a entrare in Parlamento. “Quando c’è stato il passaggio a Skyvote – spiega una fonte all’Adnkronos – Di Maio era dentro, dunque molti voti potrebbero essere riconducibili a lui”.

In un’intervista pubblicata oggi sul Fatto Quotidiano, Conte nega problemi di sorta sulle parlamentarie. “Rispetteremo lo Statuto – risponde a chi gli domanda se ora il nodo sia questo – coinvolgendo anche gli iscritti nella formazione delle liste e riservando al leader l’ultima parola. Collegando il voto della Rete alla mia responsabilità politica di presidente, designeremo figure che coniughino responsabilità e passione per portare avanti con efficacia le battaglie”. La matassa sembrerebbe sbrogliata, con un ruolo di peso per l’ex premier nella definizione delle liste. Ma fonti vicine a Grillo riferiscono il contrario, e da ambienti vicini ai vertici confermano che la strada è per ora lunga e in salita.

Ma le forche caudine delle regole non si ferma qui, e il fondatore del M5S non sarebbe favorevole ad ammettere eccezioni. Anche per il cosiddetto principio di territorialità, con l’obbligo dei candidati di essere residenti nelle zone in cui saranno in lista. Norma che metterebbe a rischio la corsa dei pochi big rimasti, come Stefano Patuanelli (Friuli-Venezia Giulia), i vice Riccardo Ricciardi (Toscana) e Alessandra Todde (candidata alle Europee in Sardegna), l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino.

Ne va, di conseguenza, che non dovrebbe passare nemmeno il principio delle pluricandidature, osteggiata con forza dal M5S degli inizi. Un ritorno alle origini che preoccupa, “così rischiamo di non eleggere nessuno sopra la linea del Rubicone”, la sintesi di un parlamentare.

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