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Tiene il M5S, dato per morto solo fino a qualche settimana fa. Tallona il Pd – avanti di un soffio – supera la Lega e si piazza al terzo posto, stando almeno alle prime proiezioni. Lontani, certo, i risultati del 2018, quando il M5S centrò il 33% diventando il primo partito d’Italia. Ma in questi cinque anni è successo l’impensabile: Luigi Di Maio ha guidato una scissione senza precedenti, i big sono stati ‘rottamati’ per tenere fede alla regola dei due mandati, Giuseppe Conte ha acceso la miccia di una caduta di governo inattesa e dolorosa – solo per citare i ‘terremoti’ più recenti.

Al quartier generale grillino di via di Campo Marzio – dove a urne ancora aperte preoccupavano e non poco i numeri sull’affluenza al Sud – il bicchiere è mezzo pieno: il risultato delle prime proiezioni – che davano il M5S vicino al 17% – viene accolto con applausi e grida di giubilo. L’ex premier temporeggia, arriva in sede poco prima dell’una accolto anche lui dal caloroso applauso dei suoi, si chiude in stanza con il suo staff e una manciata di ‘fedelissimi’, compresi il presidente della Camera Roberto Fico, giunto poco prima di lui, e il ministro Stefano Patuanelli.

Al momento tace anche Beppe Grillo, che ha mancato l’appuntamento di chiusura della campagna elettorale. Nell’attesa, Rocco Casalino si intrattiene con i cronisti e fa di conto: “A quanto stiamo se sommiamo i nostri numeri con quelli del Pd? Avremmo tenuto testa al centrodestra…”. Ma in realtà tra i vertici del Movimento è granitica la convinzione che il risultato sarebbe stato un altro, di gran lunga inferiore, se il ‘matrimonio’ con i dem avesse retto.

Ed è sempre il Pd in queste ore a restare nel mirino del M5S, che sull’ex alleato ha giocato parte di una campagna elettorale che si è rivelata senz’altro incisiva. Ad affondare è il vicepresidente del M5S, Riccardo Ricciardi, tra i primi a mettere la faccia sugli exit poll, a una manciata di minuti dalla chiusura dei seggi. “Il Pd ha la responsabilità politica della vittoria del centrodestra – la stilettata -. Ha chiuso la porta al M5S, ha portato avanti una pessima gestione della fase delle alleanze. Letta deve fare mea culpa. Con il M5S ha chiuso ogni possibilità di coalizione” e “pagherà in termini di voto”.

Anche l’altro vicepresidente, Michele Gubitosa, non la tocca piano. “Fino a poche ore fa ci davano per morti – dice – se i numeri venissero confermati per noi questa sarebbe una rimonta importante. Ma un altro dato è che il centrodestra ha vinto, il Pd deve farsi qualche domanda. Ha impostato la sua politica su un’agenda Draghi che non c’era, abbandonando i cittadini e i temi che stanno loro a cuore”. Intanto in sala stampa i cronisti – un centinaio gli accreditati tra giornalisti, operatori e fotografi – attendono che Conte dica la sua. Ma non c’è dubbio che anche l’ex premier affonderà sull’alleato di un tempo, addossando ai dem la responsabilità politica della vittoria del centrodestra.

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