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Delitto di Garlasco, Procura di Pavia: “Sempio reagì al rifiuto della vittima”
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Per i pm Andrea Sempio agì dopo un rifiuto: elementi su Dna, impronte e assenza di alibi
Nel delitto di Garlasco, la Procura di Pavia attribuisce ad Andrea Sempio la responsabilità dell’omicidio di Chiara Poggi, indicando come movente il rifiuto a un approccio sessuale. Secondo i magistrati, il 38enne si sarebbe presentato a casa della vittima dopo essere stato respinto, venendo fatto entrare senza che la giovane percepisse rischi, nonostante si trovasse in pigiama.
Per l’accusa, la dinamica si sarebbe sviluppata a partire da un rifiuto improvviso che avrebbe innescato una reazione violenta, degenerata rapidamente in un’aggressione definita sproporzionata, concentrata sul volto e sulla testa della ventiseienne.
Le conclusioni della Procura sono state formalizzate e illustrate all’indagato, che il 6 maggio ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Tra gli elementi indicati dagli inquirenti figurano un profilo di Dna compatibile con la linea paterna rilevato sotto le unghie della vittima, la cosiddetta impronta 33 individuata sulle scale della cantina, l’assenza di un alibi a partire dalle 9.12 del 13 agosto 2007 e materiali personali — scritti, ricerche online e contenuti pubblicati — ritenuti indicativi di un interesse per contenuti sessuali violenti.
Nel fascicolo rientrano anche gli esiti della consulenza dell’esperto informatico Paolo Dal Checco, incaricato di analizzare i dispositivi legati alla vicenda. Le valutazioni non offrono risposte definitive su alcuni passaggi chiave.
Al centro dell’analisi vi sono video intimi registrati dalla vittima con l’allora fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio. I file risultano copiati dal computer di Stasi il 2 giugno 2007 e successivamente salvati su quello di Chiara Poggi il primo luglio, oltre che su una pen drive, senza sistemi di cifratura per almeno un mese.
Secondo gli investigatori, Sempio avrebbe potuto entrare in possesso di uno di questi video durante le visite in casa Poggi. L’ipotesi si fonda anche su un passaggio in cui la vittima, inizialmente priva di cautele nella gestione dei file, avrebbe successivamente deciso di proteggerli con password, ritenendo possibile un accesso non autorizzato. Su questo punto, tuttavia, il consulente segnala l’assenza di evidenze dirette sull’effettiva protezione dei file al momento della loro creazione.
Restano inoltre margini di incertezza su un altro possibile elemento: la consultazione di cartelle presenti nel computer di Stasi la sera precedente l’omicidio. L’analisi tecnica indica con alta probabilità che alcuni accessi registrati siano riconducibili a semplici interazioni del cursore, ma non esclude in modo definitivo che vi siano state aperture di file dopo le 22 del 12 agosto 2007.
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(con fonte AdnKronos)
