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Trump minaccia una nuova guerra se l’Iran rifiuta ancora piano Usa
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Prima di partire per la Cina, il presidente rilancia la linea dura su Teheran e apre alla possibilità di una nuova offensiva militare con cambio nome per aggirare Congresso
Donald Trump rilancia lo scontro con Teheran alla vigilia della partenza per la Cina, evocando apertamente l’ipotesi di una nuova guerra nel caso in cui l’Iran non accetti il piano americano per chiudere il conflitto.
“L’Iran deve fare la cosa giusta. Oppure finiremo il lavoro”, ha dichiarato il presidente prima di imbarcarsi sull’Air Force One. Parole che arrivano mentre l’operazione Epic Fury è stata formalmente archiviata, ma potrebbe lasciare spazio a una nuova campagna, già indicata nei corridoi del Pentagono come “Operation Sledgehammer”.
Non si tratterebbe di una semplice prosecuzione: un cambio di nome che consentirebbe alla Casa Bianca di riattivare il margine di 60 giorni previsto dal War Powers Resolution del 1973 senza autorizzazione del Congresso.
La linea rossa sul nucleare e il nodo petrolio
Trump ribadisce il punto non negoziabile: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare. Il confronto si inserisce in un contesto già sotto pressione, con il prezzo del petrolio stabilmente oltre i 100 dollari al barile.
“Vinceremo in un modo o nell’altro, con mezzi pacifici o in altro modo”, ha detto, insistendo sulla narrazione di un apparato militare iraniano ormai compromesso: “La loro Marina è andata, l’Aeronautica è distrutta, ogni elemento della loro macchina da guerra è stato eliminato”.
Il presidente si dice inoltre convinto che Teheran fermerà completamente l’arricchimento dell’uranio, facendo riferimento alle scorte residue come “polvere nucleare”.
La risposta di Teheran: nessuna concessione
Dall’altra parte, la reazione iraniana resta ferma. Secondo Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione Esteri e sicurezza nazionale del Parlamento, l’Iran valuta un ulteriore incremento dell’arricchimento dell’uranio nel caso di una ripresa degli attacchi americani.
La questione sarà esaminata venerdì dal Parlamento. Attualmente, Teheran dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, una soglia già avanzata che, con passaggi tecnici relativamente limitati, può avvicinarsi al 90% necessario per un utilizzo militare.
Il rischio di una nuova offensiva
L’ipotesi di una “seconda fase” del conflitto resta concreta. Al Pentagono si valuta la possibilità di rinominare l’eventuale nuova campagna militare “Operation Sledgehammer”, distinguendola formalmente dalla precedente “Operation Epic Fury”.
Secondo funzionari americani citati da NBC News, questa scelta permetterebbe all’amministrazione di considerare l’operazione come un nuovo intervento, riavviando i limiti temporali previsti dalla legge.
Nonostante il cessate il fuoco raggiunto ad aprile per favorire i negoziati, la tensione resta elevata: l’Iran ha bloccato il traffico nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti mantengono la pressione economica e valutano le opzioni per riaprire il passaggio strategico.
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(con fonte AdnKronos)

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