Scienza e Ricerca
Artemis II verso la Luna, la Nasa torna oltre l’orbita terrestre
Dopo oltre 50 anni dal programma Apollo, missione di dieci giorni senza allunaggio: a bordo anche tecnologie italiane
Artemis II verso la Luna segna il ritorno degli Stati Uniti nello spazio profondo: ieri alle 18.35 ora della costa est (00.35 in Italia), dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, il razzo Space Launch System della Nasa ha lanciato la capsula Orion con a bordo quattro astronauti, chiudendo un’assenza lunga oltre cinquant’anni.
L’ultima missione oltre l’orbita bassa terrestre risaliva al dicembre del 1972, con l’Apollo 17 e l’equipaggio composto da Eugene Cernan, Harrison Schmitt e Ronald Evans. Da allora nessun essere umano si era spinto così lontano.
A bordo di Orion ci sono il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e l’astronauta canadese Jeremy Hansen. La missione durerà dieci giorni e non prevede un allunaggio: l’obiettivo è circumnavigare la Luna, raggiungendo oltre 252.000 miglia dalla Terra e superando la distanza record dell’Apollo 13 nel 1970.
Dopo circa tre ore e mezza dal decollo è avvenuta la separazione del modulo, con Orion che ha avviato le prime manovre di prova per simulare operazioni di attracco a un lander o alla futura stazione Gateway. È iniziata quindi una permanenza di 24 ore in orbita terrestre per testare i sistemi della capsula, prima della partenza verso la Luna.
La missione porta con sé anche diversi primati: Victor Glover sarà il primo uomo afroamericano nello spazio profondo, Christina Koch la prima donna e Jeremy Hansen il primo astronauta non americano su una missione lunare. Dalla Casa Bianca, Donald Trump ha seguito il lancio e si è congratulato con la Nasa e con l’equipaggio, definendolo “notevole” e lodando il coraggio degli astronauti.
Artemis II ha soprattutto una funzione tecnica. I lander destinati a portare gli astronauti sulla superficie lunare, sviluppati da SpaceX di Elon Musk e da Blue Origin di Jeff Bezos, non saranno pronti prima del 2028. La missione serve quindi a collaudare Orion con equipaggio a bordo e a individuare eventuali criticità: poche ore dopo il lancio, i tecnici stavano già intervenendo su un problema legato al sistema di bordo per i servizi igienici.
Sul piano strategico, il programma Artemis si inserisce nella competizione con la Cina, che punta a un allunaggio entro il 2030. Il direttore della Nasa Jared Isaacman ha ammesso che Pechino potrebbe arrivare prima. In gioco non c’è solo il primato, ma anche la definizione delle regole per l’utilizzo delle risorse e il controllo delle aree chiave della superficie lunare. Gli Stati Uniti puntano al Polo Sud, ricco di ghiaccio d’acqua, mentre la Cina si concentra sul lato visibile della Luna.
Il contributo italiano è rilevante. Il modulo di servizio della capsula Orion, che garantisce propulsione, energia e supporto vitale, è stato realizzato in larga parte in Italia. Thales Alenia Space, a Torino, ha costruito la struttura primaria, i sistemi di controllo termico e quelli per la gestione di acqua e gas. Leonardo, nello stabilimento di Nerviano, ha prodotto i pannelli solari e l’elettronica per la distribuzione dell’energia.
Il coinvolgimento italiano prosegue anche sul piano istituzionale. A Washington, la Nasa ha firmato un accordo con il governo italiano che prevede la realizzazione di moduli abitativi sulla superficie lunare e la partecipazione di un astronauta italiano a future missioni.
Se il programma seguirà i tempi previsti, la capsula Orion rientrerà il 10 aprile con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego.
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(con fonte AdnKronos)

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