Primo Piano
Piani Usa per occupare Kharg e riaprire lo Stretto di Hormuz
Axios: Washington valuta un’operazione militare o un blocco navale contro l’isola strategica iraniana. Decisione non ancora presa
I piani Usa per occupare Kharg e riaprire lo Stretto di Hormuz sono allo studio dell’amministrazione americana, che valuta un’operazione militare o un blocco navale per fare pressione sull’Iran. A riferirlo è Axios, citando quattro fonti informate sui colloqui in corso a Washington.
L’isola di Kharg, situata a circa 15 miglia dalle coste iraniane, rappresenta un nodo cruciale per l’export energetico di Teheran, da cui transita circa il 90% delle esportazioni di greggio. Un’eventuale operazione per prenderne il controllo esporrebbe però i militari statunitensi a rischi diretti, collocandoli in prima linea.
Secondo le fonti, un intervento di questo tipo potrebbe essere avviato solo dopo un ulteriore indebolimento delle capacità militari iraniane nell’area dello Stretto di Hormuz. Un obiettivo che richiederebbe ancora diverse settimane di raid, fino a un mese. “Abbiamo bisogno di un mese per indebolire gli iraniani con più raid, prendere l’isola e usarla come leva nei negoziati”, ha affermato una fonte citata da Axios.
Per sostenere un’operazione di questo tipo sarebbe necessario un rafforzamento della presenza militare. Tre unità dei Marines sono già in viaggio verso la regione, mentre Casa Bianca e Pentagono stanno valutando ulteriori mobilitazioni. “Il presidente vuole lo Stretto aperto e, se necessario, prenderà Kharg”, ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione, precisando però che non è stata ancora presa una decisione definitiva.
Tra le opzioni considerate figura anche un blocco navale dell’isola, con l’obiettivo di impedire l’arrivo delle petroliere. Parallelamente, i legali del Pentagono stanno lavorando per definire il quadro giuridico delle possibili operazioni.
Axios sottolinea tuttavia che il controllo di Kharg non garantirebbe automaticamente risultati sul piano negoziale. Secondo il contrammiraglio in pensione Mark Montgomery, l’Iran potrebbe reagire interrompendo comunque i flussi da altre aree, rendendo inefficace il controllo diretto dell’isola. Montgomery ritiene più probabile una strategia alternativa basata sull’impiego di cacciatorpediniere e caccia per scortare le petroliere nello stretto.
Il prolungarsi del conflitto ha inoltre inciso sull’agenda diplomatica americana. La visita del presidente Donald Trump in Cina, inizialmente prevista per la fine di marzo, è stata rinviata di cinque o sei settimane senza una nuova data ufficiale, anche a causa della crisi nello Stretto di Hormuz e delle conseguenze sul mercato energetico.
Sul terreno è atteso a breve l’arrivo di un contingente di circa 2.500 Marines, mentre altre due unità, di pari dimensioni, sono dirette verso l’area. Anche in questo caso, eventuali ulteriori invii restano oggetto di valutazione da parte dell’amministrazione.
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(con fonte AdnKronos)
