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Maldive, chiusa la fase operativa a Dhekunu Kandu: completate bonifica e recupero dei materiali
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Dopo il recupero dei cinque sub italiani, terminate le attività subacquee nella grotta dell’atollo di Vaavu: tutti gli elementi acquisiti sono ora nelle mani degli inquirenti
Si è conclusa la fase operativa subacquea della missione internazionale nel sito d’immersione di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu alle Maldive, con il completamento della bonifica dell’area e il recupero dei materiali presenti all’interno della grotta.
Le attività segnano la chiusura definitiva degli interventi in acqua, dopo il precedente recupero dei corpi dei cinque sub italiani. L’ultima immersione è stata condotta dal team finlandese coordinato da Dan Europe, insieme ai team di superficie e in collaborazione con la Maldives National Defence Force e le autorità italiane presenti a Malé.
L’ultimo intervento nella grotta
L’immersione finale ha rappresentato il passaggio conclusivo delle operazioni, con circa 50 minuti di lavoro all’interno della cavità e una durata complessiva del tuffo di circa tre ore.
Le condizioni meteo-marine si sono rivelate più impegnative rispetto ai giorni precedenti, con forte vento e corrente di superficie, mentre la fase decompressiva ha richiesto particolare attenzione. L’avvio dell’intervento è stato ritardato di circa un’ora e mezza proprio per garantire la sicurezza dell’operazione.
Ripristino dell’area e acquisizione delle evidenze
L’obiettivo centrale dell’ultima immersione è stato il cosiddetto “scene clean-up”, cioè la bonifica completa del sito. L’intervento ha comportato la rimozione delle sagole guida temporanee e delle attrezzature installate durante le fasi precedenti, insieme alla verifica della presenza di ulteriori elementi rimasti nella grotta e potenzialmente utili alle indagini.
Si tratta di procedure consolidate nelle operazioni subacquee complesse, che prevedono sia il ripristino dell’ambiente sia la raccolta e la conservazione di ogni possibile evidenza.
Materiali ora al vaglio degli inquirenti
Tutto il materiale recuperato, comprese attrezzature appartenenti alle vittime, ai soccorritori e a precedenti team operativi, è stato consegnato alla polizia maldiviana.
Questi elementi rappresentano ora una base fondamentale per il lavoro investigativo, finalizzato a ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente avvenuto nella grotta.
Tecnologie avanzate per un ambiente estremo
Le operazioni sono state condotte secondo protocolli di immersione tecnica e speleosubacquea, con una chiara suddivisione dei ruoli tra recupero, sicurezza e documentazione.
Il team ha operato utilizzando rebreather a circuito chiuso, DPV e sistemi ridondanti progettati per ambienti profondi e ostruiti, strumenti che hanno consentito di lavorare per lunghi periodi all’interno della grotta mantenendo elevati standard di sicurezza e controllo della decompressione.
Ora la fase investigativa
Con la chiusura della fase operativa, l’attenzione si sposta ora completamente sulle indagini. L’analisi dei materiali recuperati sarà determinante per chiarire le cause dell’incidente e verificare eventuali responsabilità.
Si apre così la fase decisiva dell’inchiesta, mentre si chiude quella, complessa e tecnicamente delicata, delle operazioni subacquee.
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(con fonte AdnKronos)

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