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Dombrovskis: “Esaminiamo la flessibilità fiscale per la crisi energetica”
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Bruxelles esamina nuove flessibilità fiscali mentre il conflitto in Medio Oriente alimenta l’incertezza sui mercati energetici e peggiora le previsioni macroeconomiche
La Commissione europea sta esaminando la possibilità di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per rispondere alla crisi energetica. Lo ha dichiarato il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis durante la presentazione delle previsioni economiche primaverili dell’Unione europea.
Bruxelles, ha spiegato, è “pronta a reagire agli sviluppi”, pur tenendo conto degli stabilizzatori automatici e dei vincoli fiscali degli Stati membri.
Flessibilità fiscale e margini di manovra
Nel suo intervento, Dombrovskis ha confermato che l’esecutivo Ue sta valutando gli strumenti di flessibilità già esistenti nel quadro di bilancio europeo.
“Stiamo esaminando questa risposta politica”, ha affermato, sottolineando però i limiti di spazio fiscale dei Paesi membri e la necessità di equilibrio tra sostegno economico e sostenibilità dei conti pubblici.
Le nuove previsioni economiche
Le previsioni primaverili della Commissione europea indicano un peggioramento del quadro macroeconomico.
Per l’eurozona, la crescita del Pil è stimata allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, in calo rispetto alle precedenti stime. L’inflazione è invece attesa al 3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027.
Per l’intera Unione europea, la crescita è rivista all’1,1% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, mentre l’inflazione è stimata al 3,1% nel 2026 e al 2,4% nel 2027.
Il ruolo della crisi energetica
Secondo la Commissione, il rallentamento economico è legato soprattutto al conflitto in Medio Oriente, che ha innescato un nuovo shock energetico.
L’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha spinto l’inflazione al rialzo e indebolito il clima di fiducia di famiglie e imprese. La situazione potrebbe migliorare solo nel 2027, se le tensioni energetiche si attenueranno.
Rischi e scenari alternativi
Bruxelles avverte che il principale rischio resta la durata del conflitto e le sue conseguenze sui mercati energetici.
In uno scenario avverso, i prezzi delle materie prime potrebbero restare elevati più a lungo, mantenendo alta l’inflazione e frenando la ripresa economica.
Italia: debito in crescita fino al 139,2% del Pil
Le previsioni indicano anche un peggioramento dei conti pubblici italiani. Il rapporto debito/Pil è destinato a salire al 139,2% entro il 2027, rispetto al 137,1% del 2025.
Secondo la Commissione, l’aumento è legato al differenziale tra tassi d’interesse e crescita economica e agli effetti dei crediti d’imposta per la ristrutturazione edilizia.
Nel confronto europeo, il debito italiano potrebbe superare quello greco entro il 2027, che dovrebbe invece scendere al 134,4%.
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(con fonte AdnKronos)

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