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Iran-Usa, fondi iraniani congelati in Qatar e crisi export pistacchi
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Tra negoziati sul nucleare e tensioni sullo Stretto di Hormuz, i 6 miliardi di dollari bloccati in Qatar diventano un nodo centrale nei colloqui tra Iran e Stati Uniti
I fondi iraniani congelati in Qatar, pari a circa sei miliardi di dollari, stanno diventando uno dei punti più delicati nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, contribuendo a rallentare il raggiungimento di un possibile memorandum d’intesa per la gestione della crisi in corso.
A riportarlo è il New York Post, che cita fonti statunitensi secondo cui le risorse derivano da un accordo di scambio di prigionieri del 2023 tra Teheran e Washington. In base a una delle ipotesi sul tavolo, i fondi potrebbero essere sbloccati gradualmente e convertiti in beni umanitari, come cibo e forniture mediche, al raggiungimento di specifici impegni da parte iraniana, tra cui l’apertura e lo sminamento dello Stretto di Hormuz.
Nel settembre 2023, durante l’amministrazione Biden, le sanzioni che impedivano all’Iran di accedere a quei fondi erano state revocate nell’ambito dello stesso accordo di scambio di prigionieri. Le somme erano state trasferite dalla Corea del Sud a conti in Qatar, dove sono poi rimaste bloccate dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele.
Sul fronte militare e diplomatico, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha confermato che il blocco navale americano nei confronti dell’Iran resta in vigore. Intervenendo da Singapore, ha affermato che lo Stretto di Hormuz è stato al centro dei colloqui con gli alleati e ha ribadito che Washington non esclude il ricorso alla forza in caso di fallimento dei negoziati sul nucleare iraniano. Hegseth ha inoltre sottolineato che gli Stati Uniti mantengono come obiettivo uno stretto “aperto e libero da pedaggi”.
Parallelamente, l’andamento del conflitto e le restrizioni logistiche stanno colpendo anche l’economia iraniana. Secondo l’Iran Pistachio Association, le esportazioni di pistacchi hanno registrato un forte calo tra febbraio e marzo 2026, con una riduzione del 55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e volumi scesi a circa 9.000 tonnellate.
Nel complesso, tra settembre 2025 e aprile 2026, le esportazioni si sono attestate a 109.000 tonnellate equivalenti di pistacchi con guscio, in calo del 26% su base annua. L’associazione segnala una riduzione della quota di export verso alcune aree tradizionalmente rilevanti, mentre aumentano i flussi verso i paesi della CSI, la Turchia e il subcontinente indiano.
Le difficoltà logistiche legate alle tensioni nell’area del Golfo Persico e allo Stretto di Hormuz stanno incidendo anche sulla distribuzione verso mercati come Emirati Arabi Uniti e altri paesi della regione. Le scorte finali sono stimate in crescita, con un livello che l’associazione definisce eccezionalmente elevato rispetto alle stagioni precedenti.
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(con fonte AdnKronos)

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