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Ebola in Congo, Save the Children: epidemia “a velocità terrificante”
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L’organizzazione segnala un aumento rapido dei contagi nella Repubblica Democratica del Congo. I minori tra i più colpiti, scattano misure anche in Uganda
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) “si sta diffondendo a una velocità terrificante”. È la testimonianza di Babou Rukengeza, responsabile della risposta all’Ebola di Save the Children nel Paese africano.
“Ho seguito diverse epidemie di Ebola nel corso degli anni, ma questa è la diffusione più rapida che abbia mai visto”, afferma l’operatore dell’organizzazione.
Secondo Save the Children, bambini e adolescenti stanno pagando un prezzo particolarmente alto, rappresentando almeno un quarto dei decessi confermati. L’organizzazione sottolinea che, quando i genitori muoiono, i minori si trovano improvvisamente privi di punti di riferimento e costretti ad affrontare paura, stigma ed esclusione sociale, oltre all’interruzione del percorso scolastico.
I dati diffusi indicano che circa 1.077 persone sarebbero sospettate di aver contratto il virus e che i decessi sospetti dall’inizio dell’epidemia sarebbero 238. Tra i casi confermati, i minori rappresenterebbero il 14%.
Save the Children evidenzia inoltre che l’epidemia si inserisce in un contesto già critico per il Paese, con milioni di sfollati e una grave crisi umanitaria. L’organizzazione parla di un sistema sanitario sotto pressione e di un alto numero di persone bisognose di assistenza.
Rukengeza sottolinea la necessità di una risposta rapida e coordinata, con finanziamenti immediati per rafforzare la prevenzione, la gestione dei casi e l’accesso ai servizi essenziali per bambini e famiglie.
L’organizzazione riferisce inoltre di attività sul campo, tra cui la fornitura di materiali sanitari, dispositivi di protezione, formazione agli operatori e supporto alla gestione dei casi nelle comunità.
Sul piano regionale, l’Uganda ha disposto la chiusura temporanea dei confini con la Repubblica Democratica del Congo a causa della diffusione dell’epidemia. L’accesso resta consentito solo per personale impegnato nell’emergenza e per il trasporto di aiuti umanitari, mentre è previsto un periodo di quarantena di 21 giorni per chi proviene dal Paese colpito.
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(con fonte AdnKronos)

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