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Iran-Usa, tregua “in terapia intensiva”: Trump boccia Teheran e minaccia nuove mosse
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Scontro tra Stati Uniti e Iran: saltano i progressi sul nucleare, tensione su Hormuz e rischio escalation
La tregua tra Stati Uniti e Iran è appesa a un filo. A dirlo è il presidente americano Donald Trump, che descrive la situazione con una metafora drastica: “È in terapia intensiva”.
Trump ha respinto senza esitazioni la risposta di Teheran al piano americano per porre fine al conflitto, definendola “una lettera inaccettabile”. Secondo quanto emerge, l’Iran avrebbe avanzato richieste molto pesanti: cessate il fuoco immediato, controllo dello Stretto di Hormuz, risarcimenti di guerra e – punto cruciale – nessuna consegna dell’uranio arricchito agli Stati Uniti.
Proprio sul nucleare si registra il nodo principale. Trump accusa Teheran di aver cambiato posizione nel giro di pochi giorni: inizialmente disponibile a cedere circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, l’Iran avrebbe poi fatto marcia indietro. Una mossa che, secondo la Casa Bianca, compromette seriamente ogni possibilità di accordo.
Il presidente americano ha quindi consultato i vertici militari per rivalutare la strategia, lasciando intravedere la possibilità di una ripresa delle operazioni. “Il cessate il fuoco è incredibilmente debole”, ha ribadito, sostenendo che gli Stati Uniti mantengono una netta superiorità militare e che il blocco navale nello Stretto di Hormuz resta efficace.
Nel frattempo, il braccio di ferro prosegue anche sul piano economico. Il prezzo del petrolio resta volatile, influenzato dall’incertezza geopolitica. Trump si mostra comunque ottimista: “Scenderà come un sasso quando tutto questo finirà”, assicurando di avere “il piano migliore di sempre”, senza però fornire dettagli concreti.
Dal lato iraniano, la linea non cambia. Le autorità di Teheran ribadiscono la disponibilità a reagire a qualsiasi attacco. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che le forze armate sono pronte a rispondere a ogni aggressione, avvertendo che decisioni sbagliate porteranno a conseguenze gravi.
Secondo fonti dell’intelligence statunitense, citate dalla stampa americana, l’Iran potrebbe resistere ancora 3-4 mesi prima di entrare in una fase economica critica. Questo scenario suggerisce che Washington potrebbe puntare su una strategia di pressione prolungata.
Il dossier si intreccia infine con la diplomazia globale. La visita imminente di Trump in Cina per incontrare Xi Jinping potrebbe rivelarsi decisiva. Pechino si conferma infatti un attore chiave nei contatti indiretti tra Washington e Teheran.
Parallelamente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi potrebbe partecipare alla riunione dei Brics a Delhi, dove sono attesi anche rappresentanti di Arabia Saudita ed Egitto, altri protagonisti nei tentativi di mediazione.
La crisi resta quindi aperta e altamente instabile, con una tregua fragile e un equilibrio che potrebbe spezzarsi rapidamente.
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(con fonte AdnKronos)

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