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Usa attaccano Iran nello Stretto di Hormuz: raid su missili e barche
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Il Centcom parla di “attacchi di autodifesa” nel sud dell’Iran mentre proseguono i negoziati tra Washington e Teheran
Gli Stati Uniti attaccano l’Iran nello Stretto di Hormuz colpendo siti di lancio missilistico e imbarcazioni, mentre restano aperti i negoziati tra Washington e Teheran per la fine del conflitto.
Il Comando centrale americano (Centcom) ha definito l’operazione come una serie di “attacchi di autodifesa” condotti nel sud dell’Iran, con l’obiettivo di proteggere le forze statunitensi da minacce ritenute imminenti.
“Le forze statunitensi hanno condotto oggi attacchi di autodifesa nel sud dell’Iran per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”, ha dichiarato il portavoce del Centcom, il capitano Timothy Hawkins. Tra gli obiettivi colpiti figurano siti di lancio di missili e imbarcazioni iraniane che, secondo Washington, stavano tentando di posizionare mine nello Stretto.
Il comando militare ha precisato di voler continuare a difendere il proprio personale mantenendo al tempo stesso un approccio prudente durante il cessate il fuoco in corso, un equilibrio che rischia però di complicare ulteriormente il dialogo diplomatico.
Episodi simili si erano già verificati nelle scorse settimane. All’inizio di maggio, le forze armate statunitensi avevano colpito installazioni iraniane ritenute responsabili di attacchi “non provocati” condotti con missili, droni e piccole imbarcazioni contro unità navali americane presenti nell’area.
Nel pieno delle operazioni, il presidente Donald Trump è intervenuto sulla piattaforma Truth affrontando uno dei punti centrali dei negoziati: l’uranio arricchito detenuto da Teheran. Secondo quanto indicato, l’Iran dispone di circa 440 chili di materiale arricchito al 60%, una soglia che, con ulteriori passaggi tecnici, potrebbe avvicinarsi ai livelli necessari per la produzione di armi nucleari.
Trump ha affermato che l’uranio “verrà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere riportato in patria e distrutto oppure, preferibilmente, distrutto sul posto o in un altro luogo accettabile”, ipotizzando un processo sotto la supervisione di un organismo per l’energia atomica. Già la scorsa settimana il presidente aveva escluso passi indietro nel negoziato su questo dossier.
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(con fonte AdnKronos)

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