Salute
Epidemia di Ebola in Africa, Africa CDC punta al vaccino entro il 2026
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Tra Congo e Uganda l’allerta resta alta: oltre mille casi sospetti e nuovi focolai transfrontalieri mentre si accelera sullo sviluppo di vaccini e terapie
L’“epidemia di Ebola in Africa” continua a preoccupare gli organismi sanitari internazionali, con un quadro in evoluzione tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda e nuove pressioni per accelerare la ricerca di vaccini e trattamenti.
Secondo quanto comunicato dall’Africa CDC, l’obiettivo è rendere disponibile un vaccino e un farmaco contro il virus Bundibugyo entro la fine del 2026. “Quello che possiamo dire con certezza è che entro la fine di quest’anno avremo un vaccino e un farmaco”, ha dichiarato il direttore generale Jean Kaseya durante un briefing sull’emergenza.
Al momento non esistono cure o vaccini approvati specificamente per questo ceppo. Sono però in fase di studio diversi candidati, tra cui una possibile soluzione sviluppata in Russia e oggetto di interlocuzioni tecniche con i ricercatori africani e internazionali.
Sul piano epidemiologico, l’Organizzazione mondiale della sanità ha confermato una prima guarigione nella Repubblica Democratica del Congo, dove il focolaio è stato classificato come emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC).
I numeri aggiornati indicano una diffusione ancora significativa: oltre 1.077 casi sospetti complessivi, di cui 121 confermati, con la maggior parte concentrata nella provincia di Ituri. I decessi sospetti risultano 238, con 17 casi confermati.
Il monitoraggio resta attivo anche nelle aree di Nord Kivu e Sud Kivu, dove le autorità sanitarie continuano operazioni di sorveglianza, screening e sensibilizzazione nonostante le difficoltà operative sul terreno.
In Uganda la situazione resta critica. Il ministero della Salute ha confermato due nuovi casi, portando il totale a nove contagi dall’inizio dell’epidemia, incluso un decesso. Tutti i nuovi casi risultano collegati alla Repubblica Democratica del Congo. Le autorità hanno rafforzato le misure di contenimento, incluso il tracciamento dei contatti e l’isolamento dei soggetti positivi.
Il confine tra Uganda e RDC è stato temporaneamente chiuso per ridurre il rischio di trasmissione, mentre è stata introdotta una quarantena di 21 giorni per i viaggiatori provenienti dall’area colpita.
Il rischio di diffusione regionale preoccupa anche altri Paesi. In Nigeria, le autorità sanitarie hanno individuato 21 Stati considerati ad alto o moderato rischio di importazione del virus, tra cui l’area della capitale Abuja e diversi centri economici strategici come Lagos e Kano.
Il Centro nigeriano per il controllo delle malattie ha sottolineato come la somiglianza dei sintomi con malaria e febbre di Lassa possa complicare diagnosi tempestive e contenimento dei focolai.
Mentre l’epidemia prosegue, gli organismi internazionali insistono sulla necessità di rafforzare la cooperazione sanitaria e accelerare lo sviluppo di strumenti di prevenzione e cura.
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(con fonte AdnKronos)

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