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Iran, negoziati in stallo: Trump apre a nuovi colloqui nei prossimi giorni
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Contatti in corso ma nessuna sede definita. Ipotesi Pakistan o Europa, mentre Vance punta a un accordo globale sul nucleare
I negoziati tra Stati Uniti e Iran restano in una fase di stallo, ma con segnali di possibile ripresa a breve. Il presidente americano Donald Trump ha indicato la possibilità di nuovi colloqui nei prossimi giorni, lasciando però aperta l’incertezza sulla sede e sulle modalità dell’incontro.
Tra le ipotesi emerse c’è quella di Islamabad, con il Pakistan che potrebbe svolgere un ruolo di facilitazione nei contatti tra le parti. Un’opzione che lo stesso Trump ha evocato, salvo poi ridimensionarla poco dopo, parlando di trattative che procedono lentamente e della possibilità di scegliere una sede alternativa, probabilmente in Europa.
Questa oscillazione riflette la difficoltà del negoziato, che resta bloccato su questioni centrali, a partire dal programma nucleare iraniano e dalle garanzie richieste da Washington. Secondo fonti internazionali, tuttavia, i canali diplomatici restano aperti e le delegazioni potrebbero tornare a incontrarsi già nei prossimi giorni per evitare un ulteriore irrigidimento delle posizioni.
Sul piano politico, la linea americana è stata ribadita dal vicepresidente JD Vance, che ha escluso soluzioni parziali. L’obiettivo è un’intesa ampia che preveda la rinuncia dell’Iran alle armi nucleari in cambio di una piena apertura economica e dell’integrazione nei mercati internazionali.
Una strategia ambiziosa che si confronta con la persistente diffidenza tra Washington e Teheran, maturata negli anni di tensioni. Nonostante questo, dall’amministrazione statunitense filtra un cauto ottimismo sulla possibilità di arrivare a un accordo.
Resta però determinante anche il contesto militare. Israele ha ribadito che la propria offensiva non si fermerà finché non saranno raggiunti obiettivi ritenuti strategici, mentre la tregua appare fragile e priva di basi solide.
Lo stesso Trump ha parlato di un conflitto “vicino alla fine”, pur senza escludere nuovi sviluppi. Una posizione che evidenzia la fase attuale: un equilibrio instabile tra pressione sul campo e tentativi di riaprire il dialogo diplomatico.
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