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Usa-Iran, vigilia dei colloqui: distanze siderali su quattro nodi aperti
A Islamabad confronto su Hormuz, uranio, Libano e sanzioni dopo la tregua mediata dal Pakistan
Alla vigilia dei negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma da domani a Islamabad, in Pakistan, restano aperti quattro nodi che pesano sull’esito del confronto: lo Stretto di Hormuz, l’uranio arricchito, il Libano e il sistema delle sanzioni. I colloqui seguono la tregua di due settimane che ha interrotto il conflitto grazie alla mediazione del premier pakistano Shehbaz Sharif.
Il presidente Donald Trump alterna ottimismo e prudenza. Si dice “molto ottimista” alla vigilia degli incontri, ma non esclude una rottura e mantiene alta la pressione su Teheran. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vicepresidente Jd Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner.
Lo Stretto di Hormuz
Il primo punto riguarda il controllo dello Stretto, snodo strategico per circa il 20% del petrolio mondiale. Washington chiede una riapertura piena del passaggio, mentre Teheran rivendica la gestione dell’area. La nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, afferma che lo Stretto resterà sotto controllo iraniano. I media locali ipotizzano anche l’introduzione di tariffe per le petroliere, con proventi da condividere con l’Oman. Trump respinge l’ipotesi e accusa l’Iran di ostacolare il flusso del greggio.
Dopo l’entrata in vigore della tregua, due petroliere non iraniane – una con bandiera del Gabon e una di Palau – hanno attraversato lo Stretto lasciando il Golfo Persico. La nave gabonese trasportava 6.941 tonnellate di olio combustibile, pari a 44mila barili, caricati il 28 febbraio a Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, con destinazione India. Nello stesso periodo sono transitate anche due petroliere iraniane e sei navi da carico secco. I Pasdaran hanno indicato rotte alternative per evitare le mine, che dichiarano di aver posto in un tratto di mare, mentre Teheran valuta un limite di 15 petroliere al giorno.
L’uranio arricchito
Il secondo nodo è il programma nucleare. L’Iran dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, vicino alla soglia necessaria per un utilizzo militare. Trump ribadisce che Teheran non deve dotarsi di armi nucleari. Le autorità iraniane rivendicano invece il diritto a proseguire il programma senza interferenze. Mohammad Eslami respinge le richieste di smantellamento e difende l’autonomia del Paese nella gestione delle risorse.
Teheran chiede anche la revoca delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e una riduzione del ruolo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Il Libano
Il terzo punto riguarda il Libano. Per Iran e Pakistan rientra nella tregua, mentre Stati Uniti e Israele lo considerano escluso. Dall’inizio del cessate il fuoco, Israele ha continuato a colpire obiettivi di Hezbollah. Teheran considera questi attacchi una violazione e pone la questione come condizione preliminare per qualsiasi negoziato.
Washington non include il dossier tra le priorità. Secondo Axios, nell’amministrazione americana non ci sarebbe un alto funzionario incaricato in modo specifico del tema.
Le sanzioni
Il quarto nodo è rappresentato dalle sanzioni. L’Iran ne chiede la rimozione, mentre gli Stati Uniti valutano solo un alleggerimento parziale, legato a eventuali concessioni sul programma nucleare. Una revoca totale appare improbabile. Teheran chiede anche risarcimenti per i danni subiti durante il conflitto.
Le distanze tra gli attori in campo, come si può intuire, sono notevoli.
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(con fonte AdnKronos)

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