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Omicidio Pamela Genini, al via il processo a Gianluca Soncin: chiesto l’ergastolo
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Prima udienza a Milano per l’imprenditore accusato del femminicidio della compagna. La madre della vittima in aula: “Bastardo”
Si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Milano il processo a Gianluca Soncin, l’imprenditore 53enne accusato dell’omicidio pluriaggravato della compagna Pamela Genini, uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 nel suo appartamento di via Iglesias.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo sarebbe riuscito a entrare nell’abitazione della vittima e a colpirla mortalmente nonostante la presenza delle forze dell’ordine già alla porta. La prossima udienza è stata fissata per il 13 luglio, quando verranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa.
Momenti di forte tensione si sono registrati all’ingresso dell’imputato in aula. La madre della vittima, Una Smirnova, ha gridato “bastardo” prima di crollare in lacrime e allontanarsi. Successivamente è rientrata per assistere all’udienza. Insieme al padre, al fratello e alla sorella della giovane, è stata ammessa come parte civile, assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile.
La Corte, presieduta dal giudice Antonella Bertoja, ha invece escluso dalla costituzione di parte civile due associazioni impegnate contro la violenza sulle donne e Francesco Dolci, amico della vittima e testimone chiave. I giudici hanno motivato la decisione sottolineando come la relazione tra Dolci e Genini non fosse caratterizzata da una convivenza stabile e continuativa.
All’esterno dell’aula, Smirnova ha definito l’incontro con l’imputato “devastante” e “terribile”, sottolineando la percezione di freddezza e mancanza di pentimento. “Mi aspetto giustizia per mia figlia”, ha dichiarato. Sulla stessa linea il patrigno Pier Giuseppe Rota: “Siamo qui per chiedere l’ergastolo”.
Assente Francesco Dolci, attualmente indagato dalla Procura di Bergamo per vilipendio di cadavere e furto nell’ambito dell’inchiesta sulla profanazione del cimitero di Strozza. “Sembrava il processo a me e non a Soncin”, ha commentato, aggiungendo di aver voluto costituirsi parte civile non per interesse economico ma per “combattere fino alla fine”.
Nel corso dell’udienza, la pubblica accusa, rappresentata dalla pm Letizia Mannella e dalla collega Alessia Menegazzo, ha espresso contrarietà alla presenza delle telecamere in aula, posizione condivisa anche dalla difesa dell’imputato. Il collegio ha quindi stabilito che le riprese saranno consentite solo al momento della lettura del dispositivo.
Sul piano difensivo, l’avvocato Pietro Sartori ha chiesto una perizia medico-legale su alcune ferite riportate dall’imputato subito dopo l’aggressione, ritenute “anomale” rispetto alla dinamica ricostruita. La difesa punta a chiarire eventuali contraddizioni, anche in relazione alle aggravanti contestate, tra cui premeditazione e crudeltà.
Il processo entra ora nella fase istruttoria, mentre la famiglia della vittima chiede giustizia per un delitto che, per modalità e violenza, si annuncia come uno dei più complessi e rilevanti affrontati recentemente dalla Corte milanese.
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(con fonte AdnKronos)

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