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Roma, esplosione al Parco degli Acquedotti: ordigno potente e difficile da trasportare
Gli investigatori ipotizzano un utilizzo a breve raggio. Si cercano obiettivi e eventuali complici
L’ordigno che stavano preparando i due anarchici morti nel crollo provocato da un’esplosione al Parco degli Acquedotti, a Roma, era di dimensioni considerevoli e difficilmente trasportabile. È quanto emerge da fonti investigative citate dall’agenzia Adnkronos.
Secondo quanto ricostruito, si tratterebbe di un tipo di ordigno che viene generalmente preparato per essere utilizzato in tempi brevi, elemento che porta chi indaga a ritenere che l’intenzione fosse quella di impiegarlo in un raggio limitato e in un arco temporale ravvicinato.
A rafforzare questa ipotesi è anche la scelta del luogo: il casolare dove è avvenuta l’esplosione si trova infatti all’interno di un parco molto frequentato, circostanza che renderebbe difficile una permanenza prolungata senza attirare attenzione.
Gli obiettivi nel mirino
Gli investigatori stanno valutando possibili obiettivi nel quadrante sud-est della capitale. Tra le ipotesi al vaglio figurano la vicina linea ferroviaria e il Polo Tuscolano, considerato un nodo strategico per le attività di polizia.
Al momento, tuttavia, non sono emersi riscontri concreti: nel casolare non sono stati trovati mappe o documenti in grado di indicare con certezza un obiettivo specifico.
Le indagini
Che i due stessero pianificando un’azione appare certo. Resta da chiarire quale fosse il bersaglio e quale la portata dell’attacco.
Le indagini della Digos di Roma si concentrano sulle tracce rinvenute sul luogo dell’esplosione per definire la tipologia dell’ordigno. Le condizioni dei corpi e l’entità del crollo suggeriscono una carica di notevole potenza, potenzialmente letale.
Gli inquirenti stanno inoltre ricostruendo la logistica: come i due siano arrivati al casolare, come abbiano reperito il materiale e se abbiano agito da soli o con il supporto di eventuali complici.
Tra le piste esaminate figura anche quella legata alla mobilitazione anarchica in favore di Alfredo Cospito e alle rivendicazioni contro il sistema carcerario e i centri per il rimpatrio. Non si escludono inoltre collegamenti con il contesto geopolitico internazionale, in chiave anti-imperialista, né un possibile intento antigovernativo.
Perquisizioni
Nell’ambito dell’indagine sono state eseguite cinque perquisizioni nei confronti di soggetti appartenenti all’area anarchica, in relazione alla morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano.
Gli investigatori hanno sequestrato materiale riconducibile all’ambiente anarchico che, allo stato attuale, non risulterebbe direttamente collegato all’episodio. Sono state inoltre ascoltate due persone vicine ideologicamente alle vittime, che però non avrebbero avuto un ruolo nella preparazione dell’azione.
Il ricordo dei compagni
In un comunicato diffuso da ambienti anarchici e riportato dall’emittente Radio Onda d’Urto, si rivendica la necessità di “utilizzare ogni mezzo contro questo sistema”, evocando anche il ricorso alla violenza rivoluzionaria.
Il messaggio ricorda i due militanti come attivi nelle assemblee e nelle iniziative del movimento, sottolineando l’adesione a un’idea di lotta radicale contro le strutture di potere.
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(con fonte AdnKronos)

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