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Trump punta a Cuba e oggi la direzione è: “Posso prenderla o liberarla”
Trump continua a oscillare in ogni cosa che affronta nei suoi discorsi, dalla guerra all’Iran ai dazi, il leitmotiv è sempre tutto e il contrario di tutto. Cuba non fa eccezione. Dalle ipotesi di dialogo a toni più duri: il presidente Usa rilancia sul possibile controllo dell’isola
Dal giorno in cui si è insediato nuovamente alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti ha iniziato a offrire discorsi altalenanti, con argomenti il cui senso cambiava al discorso successivo. A oltre un anno dal nuovo corso presidenziale, il leitmotiv è sempre tutto e il contrario di tutto in ogni cosa che affronta: dalla Groenlandia ai dazi, dalla guerra e la certa sconfitta degli iraniani, agli strani colloqui di pace per l’Ucraina, ogni giorno il numero uno degli states sforna una sequela di frasi destabilizzanti e non fa differenza oggi nell’affrontare la situazione Cuba.
“Credo proprio che avrò l’onore di conquistare Cuba. Sarebbe fantastico. Un grande onore”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna a parlare dell’isola con dichiarazioni più dure rispetto ai giorni scorsi. Durante una conferenza stampa a Washington, dopo le frasi concilianti dei giorni scorsi, Trump ha affermato di poter “liberare o prendere” Cuba, sostenendo di poter fare “tutto quello che vuole” su un Paese che ha descritto come fortemente indebolito.
Un cambio di tono rispetto alle aperture recenti, quando aveva parlato di un possibile “friendly takeover”, una acquisizione amichevole fondata su dialogo e trattative con il governo cubano. In quel contesto, il presidente aveva indicato la possibilità di una transizione senza strappi.
Secondo quanto dichiarato in precedenza, L’Avana sarebbe impegnata in colloqui con Washington nonostante le difficoltà economiche e la carenza di risorse. L’obiettivo, nelle intenzioni iniziali, era evitare uno scenario caotico attraverso un processo graduale.
In questa prospettiva era stato richiamato anche il modello Venezuela, con un passaggio di potere gestito senza rotture immediate. Un riferimento esplicito era arrivato dal segretario di Stato Marco Rubio, che aveva parlato della necessità di un cambiamento progressivo.
Parallelamente, l’amministrazione Trump starebbe valutando la rimozione del presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Secondo quanto riportato, ai negoziatori cubani sarebbe stato indicato che le dimissioni del capo dello Stato rappresenterebbero un passaggio chiave nei colloqui tra i due Paesi.
Tra gli obiettivi statunitensi ci sarebbero anche riforme economiche strutturali, la rimozione di funzionari legati alla linea più rigida del sistema e il rilascio dei prigionieri politici.
Al momento, non emergono pressioni dirette sui membri della famiglia Castro, che restano tra i principali detentori del potere nel Paese. Ma Trump, già domani, potrebbe sorprenderci con nuove direttive su questo e altri argomenti.
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(con fonte AdnKronos)

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