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Trump: “Iran negozierà o avrà problemi mai visti”
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Il presidente degli Stati Uniti rilancia la linea dura sul nucleare iraniano. Netanyahu: “Minaccia esistenziale già eliminata”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a premere sull’Iran e si dice convinto che Teheran accetterà il confronto sul dossier nucleare. In caso contrario, avverte, il Paese dovrà affrontare “problemi mai visti prima”.
Nel corso di un collegamento telefonico con il programma radiofonico The John Fredericks Show, Trump ha ribadito la propria previsione: “Negozieranno. E se non lo faranno, si troveranno di fronte a problemi mai visti prima”. Parole che accompagnano un messaggio più ampio, incentrato sulla necessità di impedire all’Iran qualsiasi accesso all’arma nucleare.
Il presidente ha insistito su questo punto, indicando come obiettivo un accordo che consenta a Teheran di “ricostruire il proprio Paese”, ma escludendo in modo netto ogni possibilità di sviluppo atomico: “Non avranno armi nucleari, né alcuna possibilità di ottenerle. Non possiamo permetterlo. Potrebbe significare la distruzione del mondo”.
In un intervento successivo sul social Truth, Trump ha inoltre affrontato il tema del materiale nucleare iraniano, sostenendo che il suo recupero richiederà tempi lunghi. “Sarà un processo lungo e difficile”, ha scritto, attribuendo la situazione agli effetti degli attacchi statunitensi contro i siti nucleari.
Nel messaggio, il presidente ha definito l’Operazione Midnight Hammer una “distruzione completa e totale” delle infrastrutture legate al programma nucleare iraniano, ribadendo che qualsiasi tentativo di recupero dell’uranio sarà complesso.
Dallo scenario israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha offerto una valutazione parallela, pur mantenendo aperto il quadro militare. “La battaglia non è ancora finita, ma abbiamo già eliminato una minaccia esistenziale”, ha dichiarato in un messaggio rivolto alle famiglie dei caduti, diffuso in occasione della Giornata della Memoria israeliana per i soldati e le vittime di atti ostili.
Netanyahu ha rivendicato i risultati raggiunti, parlando del ritorno degli ostaggi e di colpi duri inflitti ai nemici di Israele. Ha quindi richiamato il significato della ricorrenza, sottolineando il valore della memoria collettiva come elemento fondante per un Paese che, ha detto, continua a confrontarsi con esigenze di sicurezza permanenti.
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(con fonte AdnKronos)
