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Usa-Iran, cosa sappiamo del piano in 10 punti che ha ricevuto OK per stop guerra
Due settimane per chiudere l’accordo: riaperto lo Stretto di Hormuz, restano nodi su nucleare e sanzioni
Cosa prevede il piano in dieci punti che ha portato alla tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran? Il cessate il fuoco ruota attorno a un documento elaborato da Teheran e consegnato a Donald Trump, che lo ha definito “una base praticabile su cui negoziare” per arrivare alla fine del conflitto e a un’intesa più ampia.
“È stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran: un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa”, ha scritto il presidente americano su Truth.
A stretto giro è arrivata la conferma del ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica. Il primo effetto concreto riguarda lo Stretto di Hormuz: “Per un periodo di due settimane sarà possibile il transito sicuro”, ha dichiarato, specificando che il passaggio sarà coordinato con le forze armate iraniane e soggetto a limitazioni tecniche.
Il contenuto integrale del piano resta però riservato. Le informazioni disponibili delineano un quadro ancora fluido, in cui i negoziati diretti tra Washington e Teheran assumono un ruolo centrale.
Secondo quanto riportato dal New York Times, il documento non prevederebbe una rinuncia esplicita dell’Iran all’arricchimento dell’uranio né lo smantellamento del programma nucleare. Un punto cruciale, considerando che l’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti resta impedire a Teheran di ottenere l’arma atomica.
Altro nodo riguarda le sanzioni: il piano includerebbe la richiesta di rimozione di tutte le misure restrittive introdotte dalle amministrazioni americane a partire dalla presidenza di George W. Bush. Una concessione che garantirebbe benefici economici rilevanti all’Iran, senza un impegno immediato sul fronte nucleare.
Anche la gestione dello Stretto di Hormuz rappresenta un elemento delicato. Teheran rivendica un ruolo diretto nel controllo del traffico marittimo e nella definizione delle regole di transito. Non è chiaro se il piano includa anche eventuali tariffe. Trump ha parlato di riapertura “completa, immediata e sicura”, mentre la parte iraniana insiste sul coinvolgimento delle proprie forze armate come garanti della sicurezza.
Parallelamente, la tregua è accompagnata da un duro scontro sul piano mediatico. Alcuni media statunitensi, tra cui Cnn e New York Times, hanno diffuso una nota attribuita al Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano che descrive l’intesa come una “vittoria storica e schiacciante”.
Il documento afferma che “le mani restano sul grilletto” e che l’Iran è pronto a reagire a qualsiasi errore. Una versione che ha provocato la reazione immediata di Trump.
“La presunta dichiarazione diffusa è una frode”, ha scritto il presidente, sostenendo che il testo proverrebbe da fonti non ufficiali. Trump ha chiesto il ritiro della notizia e delle scuse, parlando di un contenuto “estremamente pericoloso”.
I media coinvolti, tuttavia, non hanno corretto la linea, e la nota continua a circolare, alimentando lo scontro tra Casa Bianca e stampa.
La tregua, dunque, poggia su un equilibrio fragile: da un lato segnali concreti di de-escalation, come la riapertura dello Stretto di Hormuz e il calo dei prezzi del petrolio; dall’altro, questioni irrisolte su nucleare, sanzioni e controllo delle rotte energetiche, oltre a una guerra di narrazioni che resta aperta.
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(con fonte AdnKronos)
