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Salis-Bonnin, assistente e possibile partner: il nodo del divieto Ue sugli incarichi
Il caso si allarga: dopo la stanza di hotel condivisa Il Gironale scopre anche la residenza nello stesso indirizzo, situazione che fa a cazzotti con l’incarico parlamentare; l’Ue è chiara: divieto di assumere assistenti “partner”
Potrebbe registrarsi un nuovo sviluppo nella vicenda che coinvolge Ilaria Salis e il suo assistente parlamentare Ivan Bonnin, finito al centro delle polemiche dopo essere stato trovato nella stessa stanza d’hotel dell’eurodeputata durante un controllo di polizia avvenuto nei giorni scorsi a Roma.
Secondo quanto riportato da Il Giornale, emergerebbero elementi relativi alla residenza dei due che, se confermati, aprirebbero interrogativi sul rispetto delle norme europee in materia di assistenti parlamentari. In particolare, il quotidiano riferisce che fino alla fine di marzo 2026 Salis e Bonnin avrebbero condiviso lo stesso indirizzo di residenza a Milano.
L’eurodeputata aveva già respinto ogni ipotesi di relazione sentimentale, chiarendo pubblicamente la natura del rapporto. Intervenendo alla trasmissione Cartabianca, aveva dichiarato: «Ivan Bonnin non è il mio fidanzato, ma un caro amico e collaboratore parlamentare, che si è appoggiato nella mia stanza».
Sempre secondo la ricostruzione giornalistica, dopo il controllo di polizia del 28 marzo, Salis avrebbe modificato la propria residenza il giorno successivo, trasferendola in un’altra città. Un passaggio che, se verificato, viene interpretato come elemento rilevante nella vicenda.
Il nodo principale riguarda il regolamento del Parlamento europeo, che vieta ai deputati di assumere o avvalersi dei servizi del coniuge o di un partner stabile. Un’eventuale coincidenza di residenza potrebbe essere considerata un indizio da approfondire, ma non costituisce di per sé una prova definitiva della natura del rapporto.
La questione investe anche il ruolo di Bonnin come assistente parlamentare accreditato (Apa), figura contrattualizzata direttamente con il Parlamento europeo e retribuita con fondi pubblici. Tra gli obblighi previsti, vi è anche quello di stabilire la propria residenza nel Paese della sede di lavoro designata, come Bruxelles, Strasburgo o Lussemburgo. Secondo quanto riportato, Bonnin risulterebbe invece residente a Milano, circostanza che, se confermata, potrebbe comportare ulteriori verifiche.
Nel quadro complessivo si inseriscono anche altri elementi, tra cui precedenti giudiziari risalenti nel tempo e la recente uscita dall’incarico di un altro assistente parlamentare dell’eurodeputata, Mattia Tombolini, il cui nome non compare più sul sito del Parlamento europeo.
Al momento, la vicenda resta sul piano delle ricostruzioni giornalistiche e delle verifiche in corso. Eventuali accertamenti formali da parte delle istituzioni europee saranno determinanti per chiarire se vi siano state violazioni delle norme o se si tratti esclusivamente di un caso di rilevanza politica e mediatica.
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(con fonte AdnKronos)
