News
Caso trapianto piccolo Domenico, scontro tra famiglia e Monaldi sul risarcimento
Dura lettera del legale dei genitori del bimbo morto dopo un trapianto fallito. L’ospedale replica e respinge le accuse.
È scontro aperto tra la famiglia di Domenico Caliendo Mercolino e l’Azienda Ospedaliera dei Colli, in particolare il presidio Ospedale Monaldi, sul tema del risarcimento dopo la morte del bambino, avvenuta a febbraio in seguito a un trapianto di cuore fallito.
Al centro della vicenda, la lunga lettera dell’avvocato Francesco Petruzzi, che denuncia il “silenzio” della struttura sanitaria rispetto a una proposta di accordo stragiudiziale. Secondo il legale, l’ospedale non avrebbe fornito alcuna risposta, né formale né interlocutoria, ignorando di fatto la richiesta avanzata per evitare un lungo contenzioso civile.
Nella missiva si parla di un comportamento “indifferente e opaco”, proseguito anche dopo la morte del piccolo, e si rivendica il diritto della famiglia a ottenere un risarcimento, distinto dal procedimento penale in corso. Il legale sottolinea inoltre come la responsabilità civile della struttura, prevista dalla normativa vigente, sia autonoma rispetto all’accertamento delle responsabilità individuali.
Tra i passaggi più duri, anche la critica all’iniziativa dell’ospedale di proporre la piantumazione di un albero in memoria del bambino, giudicata dalla famiglia come un gesto simbolico inadeguato in assenza di un confronto concreto sul risarcimento.
Nella lettera viene inoltre chiesto l’intervento del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e le dimissioni della dirigenza dell’ospedale, ritenuta inadeguata nella gestione della vicenda.
Non si è fatta attendere la replica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, affidata alla direttrice generale Anna Iervolino. L’Azienda chiarisce di aver ricevuto una proposta risarcitoria da 3 milioni di euro, definita “non negoziabile”, e sottolinea come siano necessarie approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce delle indagini in corso.
Secondo l’ospedale, non si può parlare di mancata apertura al dialogo, proprio per l’assenza di margini negoziali nella proposta ricevuta. Inoltre, viene contestata la scelta di rendere pubblica una comunicazione riservata e si evidenzia come sia già stata presa in carico una successiva richiesta di incontro.
L’Azienda difende anche l’iniziativa dell’ulivo in memoria del bambino, definendola spontanea e apprezzata dai genitori, che – secondo quanto riferito – non nutrirebbero rancore verso il personale sanitario pur chiedendo giustizia.
A queste dichiarazioni ha replicato nuovamente il legale della famiglia, sostenendo che la riservatezza sarebbe stata violata proprio dall’Azienda e ribadendo che, a fronte di più solleciti, non vi sarebbe stata alcuna risposta concreta. Contestata anche la ricostruzione dei tempi e la gestione dei rapporti diretti con i genitori, definiti “inappropriati” in presenza di un mandato legale.
La vicenda resta ora su un doppio binario: da un lato l’indagine penale in corso, dall’altro il possibile contenzioso civile per il risarcimento, che appare sempre più probabile.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
