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Iran annuncia “Punizioni senza clemenza per i manifestanti”
Il capo del potere giudiziario iraniano promette processi rapidi e sanzioni severissime e sena alcuna clemenza per chi è coinvolto nelle rivolte. Migliaia di arresti e blocchi mentre continua il blocca di internet
L’Iran conferma la sua linea dura contro le proteste in corso. Il capo del potere giudiziario, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha dichiarato che saranno applicate punizioni senza clemenza per i manifestanti coinvolti nelle rivolte recenti, promettendo processi “nel più breve tempo possibile” per chi sarà riconosciuto colpevole. Le dichiarazioni, riportate dall’agenzia Mizan, sottolineano l’intento delle autorità di reprimere ogni forma di dissenso che abbia generato atti violenti o terroristici.
Secondo Mohseni Ejei, la giustizia dovrà garantire il massimo rigore: “Chi ha preso le armi, commesso incendi dolosi, distruzioni o ucciso persone sarà giudicato e punito senza alcuna clemenza”. La situazione arriva a pochi giorni dall’annuncio della Guida Suprema Ali Khamenei, che aveva ordinato alle forze di sicurezza di soffocare le manifestazioni “con ogni mezzo necessario”.
Le organizzazioni per i diritti umani stimano che migliaia di persone siano state arrestate, e fonti dell’opposizione parlano di oltre 30mila vittime tra l’8 e il 9 gennaio. La repressione ha incluso blocchi su internet e sorveglianza stretta dei manifestanti, con la televisione di Stato che ha trasmesso video di interrogatori diretti da parte del capo del potere giudiziario, alimentando timori di confessioni forzate.
In un contesto che resta teso, l’unico segnale di apertura arriva da Yousef Pezeshkian, figlio del presidente Masoud Pezeshkian, che ha chiesto la revoca delle restrizioni a internet, avvertendo che il blocco della rete amplificherà il malcontento e allontanerà ulteriormente la popolazione dal governo. Secondo Pezeshkian, la diffusione dei video delle proteste è inevitabile e ignorarla non risolverà i problemi, ma ne aggraverebbe le conseguenze.
Le autorità iraniane confermano dunque una linea inflessibile, mantenendo le punizioni senza clemenza per i manifestanti come strumento centrale di controllo, mentre cresce l’attenzione internazionale sulle violazioni dei diritti umani nel Paese. Il futuro delle proteste e l’efficacia della repressione restano al centro del dibattito globale.
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(con fonte AdnKronos)
