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Vaccino Pfizer e Moderna, seconda dose dopo 42 giorni: indicazione Cts




Tra la prima e la seconda dose di vaccini Pfizer e Moderna si raccomanda in Italia un intervallo di 42 giorni. Il bugiardino dei due vaccini mRna prevede rispettivamente 21 e 28 giorni di attesa tra le due dosi. La nuova indicazione del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus è contenuta nel parere allegato a una circolare del ministero della Salute. Oggetto del documento, firmato dal direttore generale Prevenzione, Giovanni Rezza: ‘Trasmissione parere del Cts in merito alla estensione dell’intervallo tra le due dosi dei vaccini a mRna e alla seconda dose del vaccino Vaxzevria’.

Il ‘bugiardino’ dei due vaccini prevede intervalli di 3 e 4 settimane tra le somministrazioni. Le nuove indicazioni servono per garantire la protezione del vaccino, con la prima dose, a soggetti a rischio che sono ancora privi di ‘schermo’.

“In relazione all’evoluzione nella conduzione della campagna vaccinale contro Sars-CoV-2 – si legge in un estratto del verbale del Comitato, datato 30 aprile – il Cts rimarca che rimane una quota significativa di soggetti non vaccinati che, in ragione di connotazioni anagrafiche o per patologie concomitanti, sono a elevato rischio di sviluppare forme di Covid-19 marcatamente gravi o addirittura fatali. Sulla scorta di questa considerazione, pur a fronte di studi registrativi che indicano come l’intervallo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a Rna (Pfizer/BioNtech e Moderna) sia di 21 e 28 giorni rispettivamente, è raccomandabile un prolungamento nella somministrazione della seconda dose nella sesta settimana dalla prima dose”.

Allungare l’intervallo tra la prima e la seconda dose non avrebbe controindicazioni: “Questa considerazione – motivano gli esperti – trova il suo razionale nelle seguenti osservazioni: la somministrazione della seconda dose entro i 42 giorni dalla prima non inficia l’efficacia della risposta immunitaria; la prima somministrazione di entrambi i vaccini a Rna conferisce già efficace protezione rispetto allo sviluppo di patologia Covid-19 grave in un’elevata percentuale di casi (maggiore dell’80%); in uno scenario in cui vi è ancora necessità nel Paese di coprire un elevato numero di soggetti a rischio di sviluppare forme gravi o addirittura fatali di Covid-19, si configurano condizioni in cui è opportuno dare priorità a strategie di sanità pubblica che consentano di coprire dal rischio il maggior numero possibile di soggetti nel minor tempo possibile”.

“Il parere – precisa il Cts – potrà in futuro essere supportato da ulteriore approfondimento epidemiologico su: letalità per fascia d’età, infetti per fascia l’età (dati correnti delle nuove infezioni), stima degli infetti modellizzata anche rispetto ai dati dello studio di prevalenza”.

(AdnKronos)

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