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Decreto aprile: coprifuoco alle 22 si o no, divide anche gli esperti




Il coprifuoco alle 22 non divide solo la politica. La decisione presa ieri dal Consiglio dei Ministri con il decreto sulle riaperture dal 26 aprile di mantenere l’attuale limitazione oraria almeno fino al 1 giugno, vede contrapposte le opinioni degli esperti, da Crisanti a Pregliasco, dalla Gismondo a Bassetti.

GISMONDO

Scettica sulla misura Maria Rita Gismondo, microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, per la quale “è un’incoerenza mantenere da un lato il coprifuoco alle 22 e dall’altro riaprire ristoranti, cinema e teatri, perché significa di fatto limitare questi servizi che ripartono: rientrare a casa alle 22 vuol dire finire di cenare alle 21-21.30, quindi praticamente non andare al ristorante, e la stessa cosa vale per cinema e teatri”. “Io non credo che dalle 22 alle 23 il virus si sguinzagli a infettare”, osserva all’Adnkronos Salute. Far slittare di un’ora l’orario del coprifuoco “sarebbe solo dare la possibilità di un po’ di vita normale e sociale – aggiunge Gismondo – visto che per fortuna si vogliono aprire alcuni servizi”.

PREGLIASCO

“Io direi partiamo senza velocizzare gli step per garantire una progressione di miglioramento, non escludendo che si possa velocemente fare uno spostamento, ma vediamo prima l’effetto che fa in una tempistica che sia almeno settimanale”, dice all’Adnkronos Salute Fabrizio Pregliasco. Per il virologo dell’università degli Studi di Milano “è vero che, se diciamo fino al 31 luglio probabilmente è troppo, ed è angosciante e devasta l’applicazione e l’accettazione sia da parte dei ristoratori sia dei cittadini. Vedrei però un fatto di progressione, perché – ricorda l’esperto – stiamo investendo su diversi fronti: abbiamo la scuola in questo momento che giustamente è stata fatta aprire, quindi andiamo semplicemente con attenzione”. “Prudenza però con ottimismo e una sistematicità di aperture. Mi rendo conto della necessità di dare delle tempistiche: vediamolo come elemento di progressione e dando magari una tempistica più anticipata rispetto a quella che si è dato oggi. In questa situazione, in cui siamo ancora mezzi sospesi – conclude Pregliasco – certezze non si riescono a dare perché poi il problema sarà vedere come sono le aree, cioè se andiamo a finire veramente in zona gialla”.

MASTROIANNI

Netta l’opinione di Claudio Mastroianni, direttore del Dipartimento di Malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma. “E’ assolutamente giusto tenerlo alle 22, su questo non si deve cedere”, ha detto all’Adnkronos Salute. Parlando delle riaperture dal 26 aprile, Mastroianni invita alla “prudenza” perché “sono troppe tutte insieme: così l’estate rischiamo di giocarcela”. “Io avrei aspettato, meglio esseri cauti perché i dati epidemiologici non sono così entusiasmanti – aggiunge l’infettivologo – Credo che da metà maggio potremmo capire meglio in che fase dell’epidemia siamo e si potrà ragionare meglio su cosa riaprire”.

MAGA (CNR)

“Non si può calcolare con precisione scientifica l’effetto, sui rischi di contagio, della differenza di un’ora dall’inizio del coprifuoco. La valutazione viene fatta in base a cosa succede in determinati luoghi dopo le 22 o dopo le 23. Ma se si decide di chiudere i locali alle 22 senza evitare che le persone si fermino a fare ‘combricola’ fuori, non si risolve nulla. La stessa cosa vale alle 23. Il punto cruciale sono i controlli: se ci sono le necessarie verifiche non cambia molto”, spiega all’Adnkronos Salute Giovanni Maga, direttore dell’l’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. “Le limitazioni – continua Maga – si pongono rispetto alla possibilità di ridurre situazioni che favoriscono la diffusione del contagio. Non conta quindi tanto l’ora in più quanto la capacità di evitare assembramenti fuori da ambienti controllati che hanno regole precise come i locali”.
Andando verso l’estate “sarei più propenso a dare alle persone più possibilità di muoversi, ma sempre con un rafforzamento dei controlli che sono l’elemento cruciale su sui puntare”, conclude Maga.

BASSETTI

“Interpreto il decreto Riaperture da una parte come un segno di fiducia nei confronti dei cittadini, dall’altra un modo per dire: attenzione, con questo virus continueremo a farci i conti ancora per molto tempo, anche se con numeri diversi. Quindi, è il caso di tornare a una normalità controllata e progressiva, da fare in sicurezza, con un percorso a step”, scrive su Facebook Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale san Martino di Genova.

CRISANTI

“Ho già espresso le mie perplessità sulle riaperture. Sui numeri che abbiamo oggi, sui calcoli che sono stati fatti, su quello che siamo disposti a tollerare. L’orario del coprifuoco, a questo punto, che differenza fa?”, ha detto invece il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, all’Adnkronos Salute.

(AdnKronos)

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