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Tamponi rapidi: sindacato (Smi) medici famiglia protesta, “Si rischia contagio”

“E’ irricevibile l’accordo stralcio per l’esecuzione dei tamponi rapidi per il coronavirus negli studi dei medici di famiglia”. E’ il giudizio di Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi) che boccia l’intesa firmata in tarda serata ieri solo dal sindacato maggioritario, la Fimmg, con la Sisac, l’ente deputato alla contrattazione per la parte pubblica.

“I nostri studi per l’attività extra di effettuare tamponi rapidi non possono diventare motivo di contagio per i nostri pazienti lì dove non riusciamo a tenere separati i percorsi”, segnala Onotri. La leader sindacale sottolinea però l’apertura, su base volontaria, all’effettuazione di tamponi da parte dei camici bianchi che abbiano spazi adeguati, ma si dice pronta a proclamare lo stato di agitazione se non verranno ascoltate le istanze dell’associazione di categoria.

Onotri tiene a precisare che lo Smi, in ogni caso, non si è tirato indietro rispetto all’impegno dei medici di famiglia in questa difficile fase, ma “abbiamo espresso perplessità soprattutto di tipo organizzativo. Non è possibile effettuare i tamponi negli studi medici, come non è possibile effettuarli nelle farmacie, mentre le Asl stanno già esprimendo perplessità nell’inserire nella loro organizzazione lavorativa chi non fa parte dei loro organici, per motivi di sicurezza e di legislazione”.

“La categoria dei medici è stanca, sta sopperendo alle mancanze e alle deficienze di organico degli Uffici di sanità e d’Igiene pubblica. Stiamo, inoltre, seguendo i nostri pazienti per quanto riguarda le patologie croniche e oncologiche. Si può obbligare a fare i tamponi le colleghe incinte e i colleghi neoplastici, cardiopatici e con insufficienza respiratoria? Siamo pronti a proclamare lo stato di agitazione se non verremo ascoltati”, ribadisce precisando che “siamo disponibili a effettuare i tamponi su base volontaria e per chi ha gli spazi adatti in studio”.

Onotri sottolinea il carico di lavoro a cui sono sottoposti in questa difficile fase pandemica i medici di famiglia: “Non è possibile lavorare 60 o 70 ore a settimana e gestire lo tsunami che si sta abbattendo sugli studi dei medici di medicina generale”.

“Abbiamo colleghi malati, contagiati e i ‘superstiti’ si stanno addossato, tra mille difficoltà, anche il loro carico di lavoro per far sì che i cittadini non siano completamente abbandonati a sé stessi”, aggiunge. “Oggi il mio pensiero va a Nunzia, una collega all’ottavo mese di gravidanza, che non va in maternità perché i suoi 3 colleghi di studio sono tutti in quarantena. Cosa dobbiamo ancora dimostrare?”, chiede provocatoria Onotri.

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