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Il management Difesa, fra realtà, ambizioni e scelte non facili

Non è bastato stare fuori dalle beghe nazionali e da una campagna elettorale spinta all’eccesso per oltre un mese, vivendo peraltro una decisamente diversa atmosfera negli States, soprattutto quando si entra nel tema della Difesa e dei Veterans; né è possibile ora, per l’invasività della comunicazione globale. restare silente di fronte alla ulteriore ventata di attacchi, spesso del tutto sconsiderati con palesi strumentalizzazioni nei confronti di quel comparto, a cui sento di appartenere tuttora, a causa di eventi specifici occorsi nel frattempo che hanno riguardato anche personale con le stellette.  
Per carattere ed esperienze personali e professionali, è mia abitudine stare fuori dal coro ma non sono aduso a sottacere le mie opinioni ancorché talvolta piuttosto critiche; di fronte tuttavia a certi cori e  prese di posizione espresse a piene mani sui media e anche ampiamente sui social, piuttosto distorte quanto provocatorie proprio nei confronti delle scelte del Vertice della Difesa, allora per un senso di  giustezza ritengo doveroso esprimere una diversa opinione su quegli eventi estemporanei ma specifici, e perfino su aspetti di lungo corso. Almeno una terna di casi meritano adeguati approfondimenti.  
Fra questi, l’ultimo in ordine di tempo, ha riguardato ancora una volta il flusso migratorio proveniente dalle coste magrebine; invocando una perenne quanto immaginaria emergenza sotto la spinta di slogan elettoralistici, si continua ad alimentare con colpi di scena ogni recupero di migranti e, con la pulsante tenzone sulla totale chiusura dei porti, abbastanza condivisibile per le attività speciose delle Navi ONG, i rasenta il paradosso quando le navi in causa sono della nostra Marina Militare.   
Il caso più recente ha riguardato il salvataggio di 36 migranti da parte del pattugliatore MM Cigala Fulgosi, inserito nel dispositivo navale Mare Sicuro, missione ben diversa dalla più nota Frontex, con compiti di pattugliamento e sorveglianza di fronte alle coste libiche, a protezione e tutela dei nostri connazionali, delle aziende come ENI ed altre che, grazie a Dio, continuano ad operare in quei sorgitori per gli interessi nazionali del nostro Paese.  Nel corso di quell’operazione se il Comandante, come è avvenuto, si imbatte in una reale situazione di emergenza, diviene per legge il coordinatore delle attività di soccorso, è giuridicamente obbligato, oltreché sul piano morale ed etico, a prestare assistenza e soccorso a quei poveracci in procinto di naufragare e condurli nel porto di bandiera, cioè italiano salvo disposizioni contrarie.  Intendiamoci: sono d’accordo che la migrazione vada gestita e controllata in termini di sostenibilità civile mentre spesso, quei poveretti, siano essi richiedenti asilo o meno, finiscono per divenire preda di organizzazioni criminali e di gente senza scrupoli o, bene che vada, li troviamo allo sbando nelle periferie delle nostre città con una vita inumana.    Ma scagliarsi contro la Marina, con il solito coupe de teatre, per aver prestato soccorso con grandi sacrifici e abnegazione nell’ambito di una missione comandata, è quanto meno fuori luogo, fuori da ogni razionalità e comunque contrario alla Legge del Mare che garantisce la sopravvivenza della vita umana in difficoltà e giustamente sovrasta ogni qualsivoglia slogan estemporaneo del momento.  
Sotto questo profilo la Difesa bene ha fatto a tutelare l’operato dei marinai, a prescindere dai colori politici, evitando peraltro impropri quanto improvvidi strali di altre istituzioni, Mininterno compreso, nei confronti di personale verso cui peraltro non sussiste alcun rapporto di dipendenza gerarchica e neppure funzionale.  
Un altro caso meritevole di approfondimenti, fra gli altri, che riguardano la Difesa, dove si intravvede una ulteriore invasione indebita di campo dell’Interno e dei comportamenti opinabili, è occorso solo qualche giorno prima, in occasione della cerimonia nella ricorrenza della Liberazione del 25 aprile nel viterbese. Numerosi articoli hanno posto in evidenza, anche con spinosi e opinabili accenti di elogio nei confronti del Generale Riccò che, ascoltato l’intervento del Presidente dell’ANPI locale ed avendo ravvisato parole offensive, abbandonava la cerimonia formale e sciolto il picchetto per la resa degli onori.  
Secondo un programma di interventi tempestivi su Twitter, anche in quell’occasione, prima di tutto si è assistito ad un intervento a gamba tesa a sostegno del Generale da parte del Mininterno per tutelare? il militare, quasi fosse orfano della Difesa; azioni eccepibili sotto il profilo formale per tacere anche sul piano del merito di tali allocuzioni, fermo restando che ognuno può avere opinioni assai differenti e divergenti. Mai, che io ricordi, e di quelle cerimonie ne ho fatte a iosa, l’associazione partigiani ha dato atto nonostante le evidenze storiche, del determinante apporto dei militari per la liberazione dell’Italia; solo in qualche occasione analoga, negli anni, qualche Presidente è arrivato addirittura ad accostare l’affondamento della Roma, come contributo essenziale e quale primo atto di rivolta partigiana, pagato con migliaia di vittime, per la Liberazione dai pre-alleati tedeschi: un accostamento surreale quanto falso, mentre si tace quasi sempre sul sensibile contributo dato dall’Esercito e dalla Marina con il San Marco, a fianco delle truppe americane.   
E’ evidente che quel Presidente nel suo logorroico intervento, nell’incipit di quella frase americani e non americani hanno fatto più morti fra i civili che fra i talebani, che nulla ci azzeccava con il contesto della nostra Liberazione, ha inteso denigrare anche l’attività dei nostri contingenti nell’ambito della Coalizione NATO in Afghanistan: un’affermazione gratuita, sciocca, fuori contesto e senza senso che purtroppo capita quando qualche esimio rappresentante riesce, catturato il microfono, ad avere il suo momento di gloria.   Tutto ciò considerato e contestualizzato, l’aver abbandonato la cerimonia con un gesto plateale, di fronte alle autorità schierate, dal questore al sindaco, e sciolto il picchetto per la resa degli onori rendendo liberi i ranghi, costituisce un’azione forte, di spinto protagonismo e quindi assai opinabile, se non censurabile sotto il profilo deontologico militare ed etico. Molti soloni hanno enfatizzato quel gesto un po’ guascone, ma molti presenti probabilmente non hanno neppure percepito la ragione di tale fuga; forse con un po’ di equilibrio, pazienza e coraggio sarebbe bastato attendere la fine di quegli sproloqui, quindi prendere la parola e spiegare con la forza della ragione e di fatti storici controfattuali, le attività e gli eventi che il nostro Esercito ha sempre condotto anche in quei teatri con la massima professionalità e con un comportamento encomiabile sotto ogni profilo proprio nei confronti della popolazione civile: sarebbero bastati cinque minuti per rintuzzare quelle affermazioni sciocche e tendenziose, rinviandole al mittente, e far capire agli astanti la faziosità e falsità di quelle affermazioni, salvaguardando con una sobria spiegazione il prestigio delle nostre FFAA.  Certamente si ravvisano comportamenti insoliti con lo status di militare, e se ci sono elementi per giustificare la mancata missione comandata al Generale a quella cerimonia, i Vertici sovraordinati hanno il diritto-dovere di capire e valutare richiedendo uno specifico rapporto sull’accaduto, se del caso avviando una doverosa indagine, per una corretta valutazione sul piano disciplinare di quel comportamento, considerato che quell’atto di fuga corale è stato ritenuto da alcuni media addirittura come un gesto di coraggio ammirevole. Disciplina, ordine, dignità e silenzio, buon senso e equilibrio sono elementi caratteristici del militare e tanto più quei valori caratteriali debbono essere eminenti negli Ufficiali con la greca; se un gesto guascone e intempestivo può essere in qualche misura compreso e forse tollerato (o punito) quando compiuto da un  sottotenente di prima nomina, frutto anche di un carattere non formato e impulsivo, di certo si valuta meno accettabile se a compierlo è un militare grande ed esperto cui è affidata una specifica missione che innanzitutto dovrebbe tener conto degli effetti di un atto del genere, sicuramente scatenato dagli eventi e da quelle indecorose parole, ma certamente non compreso dai presenti.  Le strumentalizzazioni che ne sono derivate, anche sul piano dei media e dei social, e politico, sono del tutto deteriori e alcuni arrivano perfino ad auspicare un encomio o addirittura una medaglia per quel Generale, anticipando che una ancorché ventilata indagine della Difesa, costituirebbe invece una indebita intrusione in quel fatto!   Il militare è l’uomo della crisi al servizio della collettività, con una formazione basata sul sacrificio, sull’equilibrio, sulla fortezza di carattere e sul senso del dovere per cui, quando tutto vacilla anche nelle istituzioni, mantiene coraggiosamente i nervi saldi di fronte ai disastri e alle derive; la dignità e l’onore sono valori irrinunciabili ma non si difendono certo con la fuga e con l’abbandono, entrambi sintomatici di  un comportamento censurabile su un piano militare e non solo, che piaccia o meno. Fra il coraggio fisico del ritiro, ancorché motivato da circostanze particolari come quelle in specie, e quello morale di affrontare l’avversario o condizioni avverse, ci corre molto sia in tempo di pace che in guerra: la Difesa ha l’obbligo, quindi, di capire bene ciò che è successo, con la massima onestà intellettuale e senza infingimenti, ma soprattutto senza tener di conto di quelle sciocche esaltazioni di un’etica che non c’è stata, e scevra da ogni speculazione ideologica di parte.  
Era del tutto necessaria quindi una indagine conoscitiva dei fatti, previo un dettagliato rapporto-resoconto da parte di quel Generale autore di quell’improvvido gesto: che altro doveva fare la Minidifesa, peraltro attaccata da dritta e manca dai media e sui social per non aver preso a priori le parti del militare?
La tutela del militare è altra cosa che la difesa d’ufficio a scatola chiusa; ben ha fatto la Trenta a soprassedere per capire e valutare i fatti in base al Regolamento di disciplina vigente e a non schierarsi quindi con una vulgata guascona, di politici ed ex-militari, che hanno strumentalizzato quel penoso evento, congratulandosi con l’autore. Mah!  
 
La Difesa, nel suo insieme e non da oggi, soffre sicuramente di notevoli problematiche e, soprattutto, della scarsità di risorse finanziarie sia per il normale funzionamento, sia per il proprio ammodernamento, per collocarsi dignitosamente nelle Alleanze con un trend del 2% del PIL, da tempo fermo alla metà, circa. Certamente la situazione economica italiana non è ancora uscita dalla crisi ormai decennale e la produttività resta ferma da tempo sullo zero virgola per cui difficilmente si potranno riscontrare allocazioni straordinarie a beneficio della Difesa; né aiutano in alcun modo i provvedimenti misti e costosi varati da questo Esecutivo, come il reddito di cittadinanza e la pensione quota 100, veri e propri cavalli di battaglia politica , e non aiuta di certo quell’eredità lasciata dal precedente Governo, come qualcuno vorrebbe sottacere, con l’avvio per fortuna interrotto dei provvedimenti ordinativi e organizzativi correlati al famigerato Libro Bianco. Costruito in buona parte sulla pelle della gente da un lato, ma anche  per non decidere su materie scabrose come gli F-35, dall’altro con la recondita speranza di far cassa pro-Difesa derivante dal licenziamento di 50.000 dipendenti entro il 2024, alla fin fine non si è recuperato nulla in termini sostanziali per riversare nei settori essenziali delle manutenzioni e dell’addestramento, ma in compenso abbiamo assistito ad una sceneggiata organizzativa che ha istituito un Generalissimo capo assoluto ambito Difesa, ha beneficiato i Vertici con un ulteriore anno di incarico passando da 2 a 3 anni, ha finito per invecchiare paradossalmente il soldato, tentando una civilizzazione anche negli incarichi apicali di quel comparto con una visione organizzativa e operativa del tutto povera concettualmente: un Libro dei sogni ingannevole la cui seppure parziale implementazione ha creato solo grossi scompigli organizzativi e sul personale, con ritorni economici del tutto irrisori. Purtroppo, l’attuale situazione del Paese condiziona pesantemente le risorse anche per la Difesa che, comunque, oltre il normale funzionamento, è riuscita ad avviare importanti programmi, non ultimo per importanza ed attualità quello della Sicurezza cibernetica, essenziale per il comparto militare, e non solo. 
Al fine di incrementare le disponibilità finanziarie pro-Difesa esistono tuttavia alcuni interventi possibili, primo fra i quali riguarda ad esempio la discussa acquisizione dei velivoli Joint Strike Fighter, F-35, da tempo irrisolta e motivo primario per il passato Esecutivo di prendere tempo per decidere vista la spinosa questione sollevata perfino sui social.  Problematica mai sopita e fonte di querelle fra Marina ed Aeronautica per quanto attiene l’acquisizione prioritaria dei velivoli STOVL, quelli a decollo corto ed atterraggio verticale, tipicamente imbarcati, condotta dal Vertice militare della Difesa con una palese strumentalizzazione e, va detto, con una scarsa cooperazione e distacco con le scelte maturate nell’ambito politico, al fine di dotare capziosamente la versione STOVL in primis l’Arma azzurra a scapito della Marina. Che, obiettivamente, è l’unica FA ad avere l’assoluta ed ineludibile necessità per la sostituzione degli attuali STOVL AV-8B imbarcati sulla Portaerei Cavour, non più supportabili tecnicamente ed operativamente obsoleti.  Se, poi, è ancora assodato che il Livello di ambizione di un Paese è rapportabile in larga misura alle capacità esprimibili dalla propria Difesa, la non assegnazione prioritaria alla Marina vedrebbe così inficiata la disponibilità di un assetto altamente strategico e sistemico come la Portaerei che, se non dotata per tempo dei nuovi velivoli F-35B sarebbe privata di quella interoperabilità con i velivoli Alleati di 5^ generazione, con una grave perdita di capacità aeronavali e credibilità di un assetto ottimo e soprattutto spedizionario autonomo del tutto impiegabile nelle varie crisi internazionali.  
Il raffronto di tale assetto di pregio, rispetto alla nuova costituzione di un Gruppo STOVL misto -15 velivoli MM e 15 AMI- non regge; oltre ad una ovvia commistione nell’impiego, la neo-componente STOVL land AMI consta di un basso per non dire trascurabile significato operativo, anche se solo si rapportano le prestazioni degli STOVL  versus quelle dei velivoli F-35 convenzionali, di cui peraltro già 12 aeromobili risultano operativi presso l’Aeronautica, avendo recentemente superato il target della IOC, la capacità operativa iniziale.
La scelta sugli STOVL appare del tutto ovvia sia sotto il profilo della resa operativa, sia per quanto riguarda il diverso peso sistemico degli assetti precitati: anche la pretestuosità palesata in varie occasioni per cui la Marina
non può avere solo Lei quel tipo di velivolo STOVL, è alquanto peregrina, puerile e del tutto irrazionale.  E’ lapalissiano quindi, ed anche giusto che, anche a prescindere da pseudo-valutazioni tecniche surrettizie dei Vertici militari, la decisione salga nelle mani del Vertice politico in quanto il rilievo della questione è certamente geopolitico e strategico, oltre al fatto che quella decisione potrebbe innescare sensibili risparmi nell’ambito Difesa da utilizzare per sopperire a quegli aspetti precitati così importanti per la stessa sopravvivenza ed efficienza di vari settori.  
Non è superfluo sottolineare  che, ad ogni buon conto, l’impiego degli F-35B  in configurazione STOVL ha valore, anche sul piano sistemico e operativo solo se impiegati da bordo della Portaerei ed ogni altro impiego è surrettizio se non inutile; stante pertanto così le cose, appare logico e congruo attuare una scelta che contemperi il concetto operativo e consenta di ottenere alcuni significativi risparmi: garantire quindi i 60 velivoli convenzionali all’AMI ma annullare i 15 STOVL pretesi dalla stessa, dedicandone 20-22 alla Marina Militare, da subito e con continuità per la propria Aviazione imbarcata, usufruendo in tal modo di un risparmio di 8-10 velivoli F-35B con il recupero di parecchie centinaia di milioni di euro da quell’impresa.  Una decisione saggia, magari invisa ad alcuni partigiani, ma sacrosanta per il Paese e per dare un po’ di ossigeno alle casse della Difesa, in sofferenza da tempo.  
In sostanza si può ben dire che il management del comparto Difesa è tra i più complessi ed articolati fra i vari Dicasteri di un Esecutivo e richiede un ‘attenzione davvero particolare sia sulla strategia dei mezzi che su quella del personale, la risorsa più pregiata e da gestire con la massima oculatezza ma anche in base ai valori fondanti non negoziabili. La coesione, la condivisione e infine la disciplina non sono materie succedanee per la gestione di un comparto così complesso; è necessario quindi avere uno staff di pensiero e di programmazione professionalmente preparato e soprattutto schietto e leale nella cooperazione con il Vertice politico che, lo si voglia o meno, resta l’apice della struttura gerarchica con responsabilità di indirizzo e decisionali, e verso il quale la deontologia del militare deve bandire ogni forma di speculazione surrettizia e tantomeno azioni dirette a sminuirne l’autorità e perfino l’immagine.  
Difesa, Sicurezza e Personale con le stellette sono, e devono restare, pilastri valoriali ed esistenziali per una Nazione civile; tutti e a qualunque livello hanno il preciso onere di salvaguardarli al meglio possibile e da parte degli addetti ai lavori, a maggior ragione, c’è bisogno di coesione con forme di cooperazione franca e leale.  Né sono parimenti plausibili, e neppure accettabili, quelle indebite invasioni di campo sul piano politico-ideologico di altri in quanto finiscono per indebolire quelle funzioni essenziali e pure il prestigio personale del loro Capo, insieme con la stessa tenuta della compagine di Governo: la Ministra Trenta, in quei mari non facili e spesso incrociati bene fa a tenere dritto il timone per contrastare una perniciosa deriva di un comparto che resta, comunque, soltanto Suo.  A che pro non farlo?

GIUSEPPE LERTORA

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